Francesco ai gesuiti: “Portate la luce del Vangelo”

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Francesco durante una messa alla chiesa di Sant' Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti, a Roma (credits: Getty images)

Francesco durante una messa alla chiesa di Sant’ Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti, a Roma (credits: Getty images)

Il primo Papa gesuita della storia ha celebrato con i confratelli della Compagnia di Gesù la conclusione dei festeggiamenti per un bicentenario davvero speciale: quello della ricostituzione della Compagnia fondata da sant’Ignazio di Loyola, avvenuta nel 1814. Sabato pomeriggio, dunque, Francesco si è recato alla Chiesa del Gesù, nel pieno centro di Roma, per presiedere i vespri, la preghiera del tramonto. Era la quarta volta che il Santo Padre si recava nella chiesa che è “madre”, cioè chiesa di riferimento per la Compagnia, dall’inizio del suo pontificato, ovvero da quando è stato chiamato a guidare la “barca di Pietro”. Una barca – la Chiesa – che viaggia su acque agitate: questo è stato il tema forte delle parole pronunciate da Francesco.

Il Pontefice ha ricordato che cosa era successo ai Gesuiti per trarre un insegnamento utile oggi a tutti i fedeli. È partito dal racconto della «nave della Compagnia di Gesù sballottata dalle onde» per arrivare alla situazione attuale, riflettendo sul fatto che «costa fatica remare… , costa fatica ma bisogna farlo. «I Gesuiti devono essere rematori esperti e valorosi: remate dunque! Remate, siate forti, anche col vento contrario!», ha detto, per proseguire così: «Remiamo a servizio della Chiesa. Remiamo insieme! Ma mentre remiamo – tutti remiamo, anche il Papa rema nella barca di Pietro – dobbiamo pregare tanto: Signore, salvaci! Signore salva il tuo popolo! Il Signore, anche se siamo uomini di poca fede e peccatori, ci salverà. Speriamo nel Signore! Speriamo sempre nel Signore!».

Le sette lampade simboli di missione

Queste parole hanno fatto molto colpo perché sono state inserite in una liturgia particolare, una cerimonia di ringraziamento per la ricostituzione dell’Ordine che era anche un momento di ricordo della vocazione dell’Ordine alla missione, con la presentazione all’altare di sette lampade accese a rappresentare la Curia generalizia (cioè il “quartier generale” dei Gesuiti a Roma) e le sei conferenze mondiali, cioè le aree geografiche d’intervento dei Gesuiti. Gesuiti che: «Davanti alla perdita di tutto, perfino della loro identità pubblica, non hanno fatto resistenza alla volontà di Dio», ha ricordato il Papa. «Non hanno resistito al conflitto cercando di salvare se stessi. La Compagnia – e questo è bello – ha vissuto il conflitto fino in fondo, senza ridurlo: ha vissuto l’umiliazione con Cristo umiliato, ha ubbidito».

Nessuna furbizia, dunque, nessuna strategia: solo il discernimento della volontà di Dio che salva dall’egoismo e dalla mondanità. «Riconoscersi peccatori significa mettersi nell’atteggiamento giusto per ricevere la consolazione», ha aggiunto Francesco«A volte il cammino che conduce alla vita è stretto e angusto, ma la tribolazione, se è vissuta alla luce della misericordia, ci purifica come il fuoco, ci dà tanta consolazione e infiamma il nostro cuore affezionandolo alla preghiera. I nostri fratelli Gesuiti nella soppressione furono ferventi nello spirito e nel servizio del Signore, lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera», ha proseguito il Papa.

Fu questa loro testimonianza a far rinascere durante il papato di Pio VII la Compagnia, che subito si impegnò nella «predicazione e nell’insegnamento, nei ministeri spirituali, nella ricerca scientifica e nell’azione sociale, nelle missioni e nella cura dei poveri, dei sofferenti e degli emarginat.Un compito, ha ricordato il Pontefice, che oggi i Gesuiti portano avanti con i rifugiati e i profughi, cercando di «integrare il servizio della fede e la promozione della giustizia, in conformità al Vangelo». Come quel «piccolo gregge» del 1814, «investito, dopo la prova della croce, della grande missione di portare la luce del Vangelo fino ai confini della terra, così», ha continuato Francesco, « dobbiamo sentirci noi oggi: in uscita, in missione»

di Benedetta Capelli

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