Francesco a Redipuglia in memoria del nonno

12 settembre 2014 Foto e video story

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In una stampa d’epoca soldati italiani sul fiume Isonzo (credits: Getty Images)

In una stampa d’epoca soldati italiani sul fiume Isonzo (credits: Getty Images)

Quanti fra voi lettori ricordano i racconti sulla Prima guerra mondiale tramandati da genitori e nonni? Tanti, sicuramente. Sono immagini drammatiche e spesso dolorose, solo talvolta addolcite dall’orgoglio di chi, raccontando, si sentiva “vincitore” di quella che è stata considerata la Quarta guerra d’indipendenza italiana, combattuta per conquistare le “terre irredente” della Venezia Giulia,
del Trentino e della Dalmazia.

Ma fra il 1915 e il 1918 la guerra si portò via, secondo stime attendibili, ben 650mila soldati e 600mila civili italiani. Per tante famiglie, dunque, la Vittoria portò con sé un fiume di lacrime. Queste emozioni sono vive e forti anche nel cuore di papa Francesco. Perciò la visita che farà sabato 13 settembre al Sacrario militare di Redipuglia sarà speciale e commovente. Lo ha fatto capire lo stesso Francesco
il 6 giugno, quando, parlando ai Carabinieri riuniti in piazza San Pietro per il bicentenario dell’Arma, ha annunciato appunto la visita al più importante cimitero militare italiano, dove riposano 100mila soldati:

«Intendo recarmi pellegrino a Redipuglia, in provincia di Gorizia, per pregare per i caduti di tutte le guerre», ha detto il Papa. «L’occasione è il centenario dell’inizio di quella enorme tragedia che è stata la Prima guerra mondiale, della quale ho sentito tante storie dolorose dalle labbra di mio nonno, che l’ha fatta sul Piave».

Il Piave, cioè il fiume veneto lungo il quale l’esercito italiano organizzò l’ultima, disperata difesa dopo la ritirata di Caporetto e dal quale partì la riscossa che avrebbe condotto fino alla vittoria. Ma come fu la guerra «dolorosa» che combatté il nonno di papa Francesco? La storia è stata ricostruita a partire da una ricerca fatta dal Tg2000, il notiziario i Tv2000. Giovanni Bergoglio, marito di Rosa (l’amata nonna Rosa) e padre di Mario, babbo del Papa, era della classe 1884 e aveva fatto la visita di leva nel 1904, venendo riformato per deficienza toracica.

A vent’anni era stato riformato
Il ritratto di nonno Giovanni da Portacomaro d’Asti come esce dalle note riportate sul suo foglio matricolare, il documento con le informazioni sul servizio militare, visibile sul sito degli ex militari del 78° Reggimento Lupi di Toscana, è interessante. Ha capelli castani di “forma” liscia, occhi castani, colorito roseo, naso aquilino, mento tondo e dentatura guasta (probabilmente incompleta: non erano molti i dentisti all’epoca…); sa leggere e sa scrivere, e la sua “arte o professione” è il caffettiere, cioè il venditore di caffè (anni più tardi diventerà liquorista, cioè miscelatore di vini e liquori con erbe). È alto un metro e 66 centimetri e ha una circonferenza toracica di 84 centimetri… Centimetri insufficienti a fare il militare nel 1904, ma più che sufficienti a vestire la divisa undici anni più tardi, quando l’Italia è entrata in guerra contro l’Austria-Ungheria.  A trent’anni, dunque, Giovanni Bergoglio è abile e arruolato.

Viene inquadrato nel luglio 1916 nel 78° Reggimento di fanteria, che, con il 77° Reggimento, fa parte della Brigata Toscana. Fra il 1916 e il 1917, i fanti della Toscana sono impegnati in frenetici combattimenti su diversi punti del fronte, con risultati alterni, come alterne, del resto, erano le fortune militari dell’Italia nel conflitto. Nell’agosto 1916 sfondano le linee austroungariche sul monte Sabotino, per esempio, guadagnandosi la medaglia d’argento al Valor militare.

Nel pomeriggio del 30 ottobre 1918, nel pieno della decisiva e lunga Battaglia di Vittorio Veneto, i nostri fanti oltrepassano il fiume Piave (e probabilmente sono questi i momenti che nonno Giovanni racconterà al nipotino Jorge, tanti anni dopo, nella casa di Buenos Aires…) e si spingono sempre più avanti, facendo retrocedere i nemici; la fine della guerra, il 4 novembre 1918, trova la Brigata Toscana che ha conquistato Codroipo ed è nei pressi di Palmanova.

Le bandiere del 78° e 77° Reggimento ottengono la medaglia d’oro al Valor militare. Nella motivazione è scritto che il coraggio di questi soldati “implacabili” ha sbigottito i nemici, che li hanno soprannominati “lupi”, e Lupi di Toscana saranno chiamati i reggimenti da allora. Il 78° di Giovanni Bergoglio è stato soppresso nel 2008. Il nonno del Pontefice trascorse in prima linea circa dieci mesi: un tempo infinito, in quelle condizioni drammatiche. Fu congedato nell’agosto 1919, con dichiarazione di buona condotta.

di Enrico Casarini

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