La festa di Cristo Re: storia e liturgia

24 novembre 2014 Foto e video story

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Veste candida: il Santo Padre in paramenti bianchi (credits: Getty Images)

Veste candida: il Santo Padre in paramenti bianchi (credits: Getty Images)

Domenica 23 novembre celebriamo la solennità di Gesù Cristo Re dell’Universo. È un’occasione importante, perché si ricorda che Cristo è il signore della storia e del tempo ed è l’inizio e la fine (l’Alfa e l’Omega, come è scritto nel libro biblico dell’Apocalisse, usando come riferimento la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco) di tutte le cose che a lui sono soggette. Incluso l’uomo, naturalmente.

È stato Cristo stesso ad affermare la sua regalità. Nel Vangelo di Giovanni, infatti, leggiamo: “Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Il mio regno non è di questo mondo, se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re»”…

La solennità di Cristo Re è stata introdotta da Pio XI con l’enciclica Quas Primas (“Nella prima…”) dell’11 dicembre 1925, a conclusione del Giubileo che si celebrava in quell’anno. Per papa Ratti era “un rimedio efficacissimo a quella peste che pervade l’umana società. La peste dell’età nostra è il cosiddetto laicismo, coi suoi errori e i suoi empi incentivi”. Secondo il Pontefice, “perché più abbondanti siano i desiderati frutti e durino più stabilmente nella società umana, è necessario che venga divulgata la cognizione della regale dignità di nostro Signore quanto più è possibile”. Per fare ciò, “Ci sembra che nessun’altra cosa possa maggiormente giovare quanto l’istituzione di una festa particolare e propria di Cristo Re”.

Infatti, “più che i solenni documenti del Magistero ecclesiastico, hanno efficacia nell’informare il popolo nelle cose della fede e nel sollevarlo alle gioie internedella vita le annuali festività dei sacri misteri”, che “commuovono e ammaestrano tutti i fedeli” perché “toccano salutarmente non solo la mente ma anche il cuore, tutto l’uomo insomma”.

È la “festa” di fine anno liturgico 
La solennità di Gesù Cristo Re dell’Universo, però, ha anche un’altra particolarità che la rende “punto di riferimento”. Essa cade nell’ultima domenica dell’anno liturgico: dalla domenica successiva (che in questo 2014 sarà il 30 novembre) comincia, dunque, un nuovo anno liturgico, che quest’anno prevede la meditazione sul Vangelo di Marco. Che cos’è l’anno liturgico? Potremmo dire che è l’“anno della Chiesa e dei fedeli”. È la celebrazione della vita di Gesù compiuta sull’arco di un anno suddiviso in cinque “tempi”.

Il primo tempo è quello di Avvento: quattro settimane che iniziano con i primi vespri della domenica successiva alla festa di Cristo Re e terminano con i vespri del 24 dicembre, prima di Natale. Come suggerisce il termine “avvento”, questo è il periodo di preparazione al Natale, che ha il culmine nella settimana dal 17 al 24 dicembre. Dopo l’Avvento arriva appunto il tempo del Natale, in cui celebriamo la nascita del Figlio di Dio, la festa della Santa Famiglia (la domenica tra Natale e Capodanno), la solennità di Maria Madre di Dio (1 gennaio), l’Epifania (la manifestazione del Signore al mondo, il 6 gennaio) e il Battesimo di Gesù (prima domenica dopo l’Epifania).

Dopo il tempo del Natale viene il tempo Ordinario, diviso in due periodi: il primo arriva fino al mercoledì delle Ceneri; il secondo parte dopo la Pentecoste e termina nella domenica dedicata al Cristo Re. Sono 34 settimane, durante le quali si riflette sul mistero di Cristo e del cammino accompagnato dalla sua Parola.

Per cominciare, ci si prepara a Natale
Il mercoledì delle Ceneri inizia il tempo di Quaresima: sono i 40 giorni che precedono e preparano la Pasqua, momento di conversione e di preghiera. Le domeniche di Quaresima sono cinque; la sesta è la Domenica delle Palme, in cui inizia la Settimana Santa, la più importante dell’anno, con il Giovedì Santo (Ultima Cena e istituzione dell’Eucaristia) e la lavanda dei piedi, e il Venerdì Santo in cui non si celebra la messa, ma si ricorda la Passione e la morte di Gesù. Infine, vi è il tempo di Pasqua: 50 giorni che vanno dalla domenica di Pasqua (Risurrezione di Cristo) alla Pentecoste (effusione dello Spirito Santo sui discepoli). Lungo l’anno liturgico, i sacerdoti indossano paramenti di colori diversi, legati al momento dell’anno. I colori principali sono quattro: viola, bianco, verde e rosso. Il loro significato? Potete scoprirlo leggendo qui sotto. Con l’aiuto di papa Francesco.

(credits: Getty Images)

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Il viola
È il colore della penitenza, del dolore e dell’attesa, perciò viene usato nella Quaresima, nella commemorazione dei defunti, nella celebrazione dei funerali (in quelli dei pontefici, però, si usa il rosso) e nel tempo di Avvento. Non va confuso con il rosa, un colore molto particolare che può essere usato solo in due occasioni: terza domenica di Avvento (domenica “del Gaudete”) e la quarta di Quaresima (domenica “del Laetare”).

 

 

 

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Il bianco
È simbolo di purezza e innocenza, e non a caso è il colore dell’abito dei bambini che ricevono Battesimo e Prima Comunione e delle spose. Allo stesso modo è un colore che indica festa, gioia: perciò i paramenti bianchi si usano a Natale e nel tempo di Natale, a Pasqua e nel tempo di Pasqua, nelle solennità dedicate a Cristo e a Maria Vergine, nelle celebrazioni di battesimi, matrimoni e nelle messe di consacrazione dei sacerdoti.

 

 

 

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Il verde
Tradizionalmente è il colore della speranza e della serenità. Indica la vita nella sua quotidianità. I sacerdoti indossano i paramenti verdi nel tempo Ordinario, sia la domenica, sia i giorni feriali, e per questo motivo risulta il colore più utilizzato durante l’anno liturgico. Come tutti gli altri colori (a eccezione del viola) può essere occasionalmente sostituito dal bianco per motivi pratici.

 

 

 

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Il rosso
Colore del sangue e del fuoco, nell’anno liturgico simboleggia la Passione e il sacrificio di Gesù sulla Croce, ma anche il sangue dei martiri e il fuoco dello Spirito Santo. I paramenti rossi sono indossati la domenica delle Palme, il Venerdì Santo, il giorno della Pentecoste e quello dell’Esaltazione della Croce; inoltre, nelle feste in memoria dei Santi apostoli, evangelisti e martiri, e nella celebrazione del sacramento della Cresima.

 

 

 

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