Ferracane, l’elettricista in viaggio con il Papa

12 febbraio 2015 Foto e video story

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(credist: Getty Images)

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Una battuta fulminante, una di quelle che Francesco ama regalare nei suoi momenti privati: «Allora se manca la luce, ci sei tu!». Ma a chi era rivolta? A Giovanni Ferracane, 46 anni, elettricista, da 22 dipendente vaticano. È stato proprio lui l’ospite speciale che il Papa ha voluto nel suo seguito durante il viaggio in Sri Lanka e Filippine.

La nuova usanza che ha voluto Francesco
Già, perché tra le tante originalissime novità introdotte da papa Bergoglio c’è anche questa. Fin dai primi viaggi, il Pontefice accanto a sé chiama sempre un dipendente del Vaticano, spesso scovato tra chi svolge i mestieri più duri e faticosi. Insomma chi si sporca le mani e non i dirigenti!

Giovanni ci racconta la sua storia a fine giornata: ha ancora la tuta da lavoro, ma dopo il viaggio con il Papa la indossava con più orgoglio. «Quando sono tornato, tante persone mi hanno fermato per chiedermi come era andata. La cosa bella – aggiunge - è che sia in viaggio che ora mi sento in famiglia soprattutto con le persone del seguito».

La storia comincia con una telefonata da parte della Segreteria di Stato, due mesi prima della partenza del Papa verso l’Asia. Monsignor Angelo Becciu chiede di lui e gli fissa un appuntamento. «Ero preoccupato perché immaginavo fosse successo qualcosa di grave di cui non mi ero accorto. Poi, però, cercavo di tranquillizzarmi e mi dicevo che si può essere convocati anche per un bel motivo come una onorificenza».

Una domanda che fa restare senza fiato…
La prima volta il colloquio salta; la seconda, invece, monsignor Becciu c’è e in quell’occasione gli fa molte domande. «Mi ha chiesto del mio lavoro, della mia famiglia, dove vivevo, come venivo a lavorare, da quanto tempo ero in Vaticano. Poi all’improvviso mi ha detto: “Allora vieni con noi, vieni con il Santo Padre in Sri Lanka e Filippine”. Sono rimasto in silenzio, sorpreso, ero senza parole e non sapevo nemmeno del viaggio… Poi però ho realizzato quanto mi aveva appena chiesto… E allora ho sentito una grande felicità e una grande riconoscenza per papa Francesco».

Subito nella mente di Giovanni è nata spontaneamente una domanda: “Ma perché proprio a me?”. Lui si arrovella, ma non trova risposta. Ha, però, il coraggio di chiederlo a monsignor Becciu. «È stata una scelta casuale» gli risponde. «Nei giorni successivi mi hanno ribadito più volte che non c’era un criterio preciso, a me piace pensare – dice sorridendo Giovanni – che sia stato un colpo di fortuna, il colpo di fortuna per eccellenza».

Un aiuto dagli amici partiti prima di lui
Il periodo precedente la partenza, Giovanni lo passa a parlare con chi era già partito con il Papa. C’è un suo amico dell’ufficio merci che era volato con Francesco in Turchia, poi i tecnici della Radio Vaticana, alcuni cameramen del Centro Televisivo Vaticano. Tutte fonti di consigli: «Chiedevo cosa dovevo portare, cosa indossare, come comportarmi. Ero preoccupato e anche a disagio perché in fondo io sono stato sempre in mezzo agli operai. Solo quando è iniziato il viaggio non ho più sentito imbarazzo».

Il primo incontro con Francesco sull’aereo
Arriviamo così al giorno della partenza. L’appuntamento è per lunedì 12 gennaio alle 18 sul piazzale del Petriano. «Lì c’era tutto il seguito, circa 25 persone. Siamo arrivati sulla pista dell’aeroporto di Fiumicino, sotto l’aereo, senza valigie perché le avevamo consegnate tre giorni prima. Mi sembrava tutto così strano». È il momento dell’incontro con il Papa. «Sono salito e mi sono messo al mio posto. Sul sedile c’era il mio nome: sul volo ero tra Francesco e i giornalisti». Prima di vederlo solo un veloce colloquio con Alberto Gasbarri, organizzatore dei viaggi papali. Ed ecco che, appena saliti in quota, arriva la stretta di mano con il Santo Padre, sognata così a lungo e forse anche un po’ temuta. «Gli ho detto chi ero e poi al momento della foto l’ho ringraziato per l’opportunità che mi aveva concesso».

Francesco non ha perso l’occasione per un’altra delle sue battute: «Ma che mi ringrazi? Vedrai il caldo che soffrirai…». Aggiunge Giovanni: «Mi sono messo a ridere e gli ho detto che non avevo paura delle temperature alte… è stato tutto così naturale».

Dieci ore di volo che Giovanni passa senza dormire per l’emozione. «All’arrivo in Sri Lanka, Paolo Corvini della Segreteria di Stato mi ha detto tutto quello che dovevo fare. Ero frastornato. Ancor più quando ho visto l’accoglienza straordinaria riservata al Papa, il tappeto rosso sul quale anche io dovevo passare… ho pensato che fosse un sogno. Per non parlare del percorso tra l’aeroporto e la Nunziatura: migliaia di persone che salutavano il Santo Padre nei loro abiti tipici».

In quella giornata, tra i fedeli e un tifone
L’impatto è davvero impressionante. «Con il passare dei giorni ho iniziato a capire cosa dovevo fare, chi seguire. Dove andavamo c’era sempre il mio nome su una sedia. Cercavo il biglietto: avevo imparato il meccanismo e poi avevo capito che di solito lo spazio dedicato al seguito era o a destra o a sinistra del Papa». Nel ripercorrere il viaggio, Giovanni riprova le stesse emozioni, si sente stupito e meravigliato per quanto ha vissuto. A volte non riesce a scegliere un momento più importante di altri.

«Tacloban è stata una tappa indimenticabile. Lì ho visto quanto il Papa fosse determinato, c’era la pioggia, il tifone in arrivo eppure voleva stare con quelle persone, voleva essere lì. Non si è spaventato, si è messo l’impermeabile giallo ed è andato in mezzo a loro».

E poi ricorda un aneddoto unico: «In quella occasione Francesco è stato splendido con me. A Tacloban è saltata la luce, mentre lui incontrava le famiglie che avevano perso i loro cari per il tifone di anni prima. Al ritorno sull’aereo mi passa davanti e mi dice: “Sai che quando è mancata la corrente ho pensato a te?”. Non dimenticherò mai il suo sguardo! Sono rimasto di sasso, lui si era ricordato di me, in quel momento non ero più uno dei tanti, ma ero proprio Giovanni l’elettricista. Sono cose che ti rimangono dentro, me le ricorderò tutta la vita e tutta la vita sarò riconoscente a papa Francesco».

Questo racconto per ringraziare il Papa
Giovanni è un fiume in piena, il suo è un racconto del cuore. «Al nostro ritorno so che il Papa ha chiesto a Sandro Mariotti, il suo assistente di camera che conosco da quando ero piccolo, come ero stato. Non tutti lo fanno: dimostra quanta attenzione ha verso di noi che siamo i suoi operai. Vorrei tanto scrivergli qualcosa per ringraziarlo dell’opportunità». Ecco, questo è il modo: il suo racconto è il “grazie” a Francesco, il Papa che ha reso importante anche lui, un semplice elettricista…

(credits: Corbis Images)

(credits: Corbis Images)

 

Curiosità: ci sono circa 3 mila lavoratori vaticani
Lo stato della Città del Vaticano è la più piccola nazione sovrana al mondo con un’estensione di 0,44 chilometri quadrati. Oggi conta circa 800 residenti, di cui 600 anche cittadini. A questi si aggiungono, poi, i dipendenti impiegati in varie attività che si svolgono nelle territorio: elettricisti come Giovanni Ferracane, magazzinieri, i ragazzi dell’ufficio merci, giardinieri, falegnami, farmacisti e altri ancora. In totale sono circa tremila.

 

 

di Benedetta Capelli

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