Ecco dove nasce il giornale di papa Francesco

5 ottobre 2017 Parole e pensieri

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Credit Osservatore Romano

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Nonostante l’arrivo delle nuove tecnologie digitali e delle silenziosissime stampanti laser, l’odore di inchiostro e petrolio, di colla e carta appena “sfornata”, così come il rumore della rotativa pervadono ancora l’intero edificio della Tipografia Vaticana, un tempo detta semplicemente “Stamperia”. Fu Papa Sisto V nel 1587 a istituirla, pensando che fosse giusto, anzi necessario per lo Stato Pontificio, avere un’autonomia sulla stampa, senza doversi rivolgere all’esterno e far uscire dalle mura del Santo Padre documenti riservati o bolle pontificie. 

Oggi i locali della Tipografia Vaticana si trovano in una più moderna struttura del 1908, che sorge proprio in Via della Tipografia, appena prima dell’Annona, il supermercato del Vaticano. Nel 1991 arriva però la svolta con la fusione tra la Tipografia Vaticana e il servizio tipografico dell’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, unificati sotto un’unica direzione, oggi affidata nelle mani sapienti del salesiano, don Sergio Pellini. 

Tra ristrutturazioni varie e l’acquisto di nuove attrezzature si è passati anche dal “sistema a caldo” a quello “a freddo” e dal sistema rilievografico a quello piano e rotografico: da qui l’acquisto e l’utilizzo della rotativa, macchinario enorme e potente che stampa ogni giorno, rigorosamente dalle ore 16 alle 17, migliaia di copie del quotidiano del Papa, da distribuire ai residenti, alle edicole sul territorio italiano, alle Conferenze episcopali dei vari Paesi e così via.

Ma se la stampa dell’Osservatore è l’attività più evidente, la Tipografia di Francesco, 24 ore su 24 al servizio della Santa Sede, svolge numerosi altri compiti, divisi tra i 70 dipendenti. Ad esempio si stampano le Bibbie nelle diverse lingue, i libri liturgici, le regole e le direttive per gli istituti religiosi, e varie pubblicazioni d’arte. Anche i Musei Vaticani si rivolgono alla Tipografia per stampare cartoline, mappe, depliant e poster con le foto di opere artistiche o monumenti, tanto amati dai turisti. Per quanto riguarda i lavori periodici possiamo citare l’Annuario Pontificio, l’Attività della Santa Sede, ma anche encicliche ed esortazioni apostoliche. E poi dobbiamo menzionare il lavoro “certosino” fatto dagli artigiani della rilegatura a mano e della confezione artistica. E pure le buste da lettera, la carta intestata, le locandine per qualche evento . Ma è compito della Tipografia anche la realizzazione di oggetti particolari, rifiniti con cura e precisione estreme: ad esempio il tubo da pergamena, foderato in seta, contenente l’assegnazione di Titoli e Diaconie, che il Papa consegna ai nuovi cardinali durante i concistori. È qui inoltre che i grafici creano il “master” ovvero il prototipo dello stemma pontificio che poi il Papa deve approvare. 

Da quando c’è Bergoglio la Tipografia ha notevolmente ampliato la sua sezione di grafici e di creativi che riescono a soddisfare le idee e le trovate più curiose: tutti ricorderemo la scatola della Misericordina, il “farmaco” dello spirito distribuito all’Angelus del 17 novembre 2013 o i mini-Vangeli da portare sempre con noi che hanno avuto un successo di pubblico incredibile. Insomma, nei quattro piani della Tipografia ogni giorno è un gran via vai e non c’è un attimo da perdere perché le commissioni sono davvero tante.  

Nel seminterrato troviamo poi un magazzino della carta e tutti i macchinari dei servizi, tra cui la centrale termica per il condizionamento degli ambienti e i compressori d’aria per le macchine. Al piano terra ci sono invece i reparti per la spedizione e l’allestimento con piegatrici, cucitrici, raccoglitrici. Al primo piano sono ubicati gli uffici tecnici e commerciali, l’archivio, e il reparto foto. 

Al secondo piano si trovano la Direzione Generale, l’Amministrazione e l’Ufficio del Personale. Infine in un’ala distaccata dallo stabile principale, ancora pienamente attiva, c’è una parte di attrezzatura “a caldo”, con le macchine tipografiche usate un tempo: qui sì che si respira la storia! 

di Cecilia Seppia