Daniel Sturla, l’incontro con il neocardinale

18 marzo 2015 Foto e video story

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L’arcidiocesi di Montevideo presieduta da Daniel Sturla conta circa 850mila battezzati su 1.350.000 abitanti (credits: Getty Images)

L’arcidiocesi di Montevideo presieduta da Daniel Sturla conta circa 850mila battezzati su 1.350mila abitanti (credits: Getty Images)

«Quando il Papa mi ha dato la berretta e l’anello cardinalizio, ha scherzato con me. Que no te pase como a Solís cuando llegues, mi ha detto in spagnolo, ovvero: quando torni a casa non ti succeda come a Solís, l’esploratore e navigatore che fu il primo a sbarcare dalle parti dell’Uruguay scoprendo il Río de la Plata cinquecento anni fa, che fu mangiato dagli indigeni… Ma quella battuta spiritosa può avere anche un senso profondo. Il colore rosso del cardinale è il colore del sangue. Significa che uno dev’essere disposto anche a dare la vita per il Signore e per la Chiesa».

Daniel Sturla, il secondo più giovane dei venti cardinali nominati sabato scorso da papa Francesco (ha 55 anni), e il secondo nell’intera storia dell’Uruguay, racconta col sorriso la giornata più bella della vita. «Sì, è stato un giorno allegro ed emozionante», dice l’arcivescovo di Montevideo, la capitale. È un salesiano, con una notevole somiglianza col presentatore televisivo Carlo Conti. È il terzo cardinale più giovane del mondo. «Arrivando in un luogo come San Pietro portavo molte cose nel cuore. La mia diocesi, i sacerdoti, tanta gente che mi chiedeva di pregare, la mia famiglia e soprattutto i miei genitori, che sono morti quand’io ero bambino e adolescente… L’impatto di San Pietro è fortissimo. Si sente l’universalità della Chiesa intorno a Pietro. Pietro nel suo sepolcro e Pietro vivo nel Papa. Così come al momento della consacrazione ho percepito Cristo presente nell’altare e Cristo nel suo Vicario».

Tutti in attesa dell’arrivo del Papa
Ma il Papa non ha sorpreso il neocardinale Sturla soltanto con la straordinaria battuta su Solís, che testimonia anche quanto bene Francesco conosca la storia latino-americana. La prima sorpresa è stata proprio la nomina«Io non conoscevo Francesco», rivela Daniel Sturla. «Da vescovo ausiliario di Montevideo l’avevo solo e appena salutato durante il suo recente viaggio apostolico a Rio de Janeiro. Certo, avevo letto diverse sue cose e naturalmente lo conoscevo di nome. Ma non l’avevo mai incontrato». A tal punto che non è stato il Papa ad annunciargli che sarebbe diventato cardinale.

«L’ho appreso da un amico sacerdote che mi telefonò da piazza San Pietro», racconta. «Guarda che diventerai cardinale, il Papa ha appena pronunciato il tuo nome, mi disse. Gli risposi che era impossibile, perché nessuno mi aveva avvertito. Ma il mio amico ha insistito e poi ha messo giù il telefono. Da quel momento ho ricevuto una valanga di messaggi di congratulazioni».

Il cardinale dell’Uruguay ha lontanissime origini italiane: «Dei miei otto bisnonni, due erano italiani per parte di padre. Sono partiti da Genova, erano di Sestri Levante. Facevano di cognome Sturla e Adano. Io non ho studiato a Roma, anche se ci sono venuto per degli incontri. Per questo fatico a parlare italiano. Ora dovrò impararlo in fretta…» racconta il cardinale che è già in attesa di una visita importante. «Il Papa mi ha assicurato che quando andrà in Argentina e in Cile, nel 2016, se Dio vuole verrà anche in Uruguay. Già lo stiamo aspettando».

(credits: Getty Images)

(credits: Getty Images)

 

Curiosità: chi è l’esploratore citato dal Papa
Nei manuali delle scuole elementari dell’Uruguay Juan Díaz de Solís è disegnato col corpo disteso a terra e sanguinante, appena sbarcato sulla costa del Río de la Plata. Era il 20 gennaio 1516 e fu il primo navigatore ad avventurarsi da quelle parti: venne trafitto a morte dalle frecce degli indigeni e poi divorato, secondo la testimonianza che l’equipaggio che assistette alla terribile scena dalla nave. Oggi a Solís è intitolato anche il più importante teatro di Montevideo, la capitale del Paese.

 

 

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