Dal Papa la squadra brasiliana di calcio decimata da un incidente aereo

6 settembre 2017 News

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Credit Osservatore Romano

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I sorrisi e le lacrime, la commozione forte e la gioia autentica. Francesco torna in piazza San Pietro per quest’ultima udienza di agosto, regalandoci di nuovo quasi due ore dense di emozioni. 

Lo sanno soprattutto Jackson Follmann e Alan Ruschel, che davanti al Papa non riescono a fermare il pianto. Sono due dei tre calciatori brasiliani sopravvissuti allo schianto dell’aereo su cui viaggiava la squadra della Chapecoense, il 28 novembre di un anno fa, mentre si stava recando in Colombia per disputare la finale della Coppa sudamericana: una delle competizioni più importanti del continente latinoamericano. 

Un sogno trasformatosi in una tragedia immensa che ha spezzato vite giovanissime (in totale ci furono 71 morti), sconvolgendo il Brasile e il mondo intero. Follmann, portiere ventiquattrenne a cui è stata amputata una gamba, e Ruschel ringraziano Bergoglio per la sua vicinanza che “ci ha dato forza per andare avanti e riprenderci da quelle strazianti ferite” mentre Francesco li accarezza come fossero figli, nipoti suoi. La squadra brasiliana, che venerdì scorso ha giocato una partita di beneficenza con la Roma all’Olimpico (perdendo 4 a 1), lo omaggia con un pallone, una maglia firmata dai giocatori e una raffigurazione di sant’Antonio, patrono di Chapecó, che distribuisce il pane ai poveri. 

Tra i saluti agli oltre 3mila scout marchigiani presenti in piazza e l’appello in vista della giornata di preghiera per la Cura del Creato, l’udienza va avanti sotto un sole che scotta e costringe anche i presbiteri presenti sul sagrato ad aprire gli ombrelli coi colori del Vaticano. 

Nella catechesi, Francesco parla del rapporto tra speranza e memoria della vocazione, prendendo come riferimento la chiamata dei primi giovani discepoli, nei quali la scintilla della voce di Gesù che chiede loro “che cosa cercate?”, accende il cuore, lo fa ardere di fede e passione, tanto da trasformarli subito in missionari coraggiosi. Il Papa rivolge la stessa domanda ai tanti ragazzi che lo ascoltano anche attraverso i media, li invita alla gioia e a custodire negli occhi “il luccichio della vera felicità”, così come la capacità di sognare sempre. 

Dice infatti: «Certo, ci sono prove nella vita, ci sono momenti in cui bisogna andare avanti nonostante il freddo e i venti contrari, nonostante tante amarezze. Però i cristiani conoscono la strada che conduce a quel sacro fuoco che li ha accesi una volta per sempre. Ma per favore, mi raccomando: non diamo retta alle persone deluse e infelici; non ascoltiamo chi raccomanda cinicamente di non coltivare speranze nella vita; non fidiamoci di chi spegne sul nascere ogni entusiasmo dicendo che nessuna impresa vale il sacrificio di tutta una vita; non ascoltiamo i “vecchi” di cuore che soffocano l’euforia giovanile. Andiamo dai vecchi che hanno gli occhi brillanti di speranza! Coltiviamo invece sane utopie: Dio ci vuole capaci di sognare come Lui e con Lui, mentre camminiamo ben attenti alla realtà. Sognare un mondo diverso. E se un sogno si spegne, tornare a sognarlo di nuovo!».

di Cecilia Seppia

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