Così porto le immagini del Papa a casa vostra

22 febbraio 2018 News

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Credit Stefano Spaziani

Credit Stefano Spaziani

La domenica l’Angelus, il mercoledì l’udienza generale e poi le celebrazioni eucaristiche, i grandi eventi liturgici del Natale e della Pasqua, le cerimonie… Se le immagini del Papa, i gesti e le parole arrivano nelle nostre case, il merito è di Vatican Media, parte fondamentale della grande famiglia di SPC (la Segreteria per la Comunicazione) guidata da monsignor Dario Edoardo Viganò che ne è il prefetto. 

La squadra è composta da tecnici di altissimo livello che, con professionalità e competenza, svolgono il loro lavoro mettendo sempre avanti il cuore, con spirito di servizio al Papa e alla Chiesa. Di questo è convinto Cesare Cuppone, classe 1967, l’operatore papale più anziano in carica, che da qualche anno ha abbracciato, con grande successo, il mondo della regia, firmando anche alcuni documentari. Oltre alle grandi produzioni, Cuppone, quando non è alle spalle di Bergoglio per dettagliare i suoi passi, è dietro una consolle a dirigere la squadra della TV vaticana nelle dirette diffuse in Ultra HD (un sistema video ad altissima definizione, ndr.) sul canale 555 del digitale terrestre. 

Come si lavora per un evento liturgico?

«Noi di Vatican Media non abbiamo sul pullman regia un consulente liturgico, ci affidiamo alle disposizioni del cerimoniere del Papa, monsignor Guido Marini, che ci vengono inviate qualche giorno prima. È necessario che, non solo chi fa la regia, ma anche gli operatori conoscano i momenti cruciali della celebrazione. Perciò ci si riunisce con il responsabile della Divisione Video di Vatican Media, Renzo Alocci, e di quella audio, Roberto Bellino, e si fanno prove tecniche la sera prima all’evento. Poi si fa un piano per la posizione delle camere e si decide l’assegnazione ai diversi operatori in base ad anzianità e competenze».   

Dove si fanno le regie?

«All’interno dell’’apposito pullman. Il più grande che abbiamo è fisso dentro il Vaticano, vicino all’ingresso del Sant’Uffizio. È un rimorchio di 14 metri, pesa 30 tonnellate e ha una superficie interna di 45 mq. Poi ci sono altri tre mezzi mobili usati soprattutto per le trasferte». 

Quali sono i momenti cruciali per la regia?

«Ce ne sono diversi, ma uno su tutti è quando il Papa pronuncia la sua omelia. Lì la camera resta fissa sul Pontefice, perché in quel momento ogni sua parola deve arrivare al mondo nel modo giusto, senza distrazioni né sbavature. In alcune parti del testo posso decidere di staccare su un volto, su un dettaglio, ma solo se servono a sottolineare, dare corpo, alle parole di Francesco».

Quanto incide il pubblico nelle tecniche di ripresa?

«Dobbiamo sempre tenere a mente chi c’è dall’altra parte. Entriamo nelle case della gente, nelle stanze degli ospedali, arriviamo agli anziani, a chi non si può muovere ma vuole vedere il Papa e partecipare alla messa come se fosse seduto tra i banchi di San Pietro. Poi ci sono i giornalisti, i sacerdoti, i fedeli… Ognuno accende la tv e si sintonizza sul canale per i motivi più vari. Il nostro compito è uno solo: portarli all’interno dell’evento con coerenza. Abbiamo una grande responsabilità: verso la Santa Sede ma soprattutto verso chi guarda». 

Quanto conta per la regia il modo di comunicare del Papa?

«È fondamentale. Lavoro nella TV vaticana dall’85 e ho vissuto e seguito tre diversi pontificati. Dico sempre che Giovanni Paolo II è stato il Papa “da vedere”, Benedetto XVI quello “da ascoltare”, Francesco invece è il “Papa da toccare”. Nelle dirette, abbondano le immagini di abbracci, di carezze ai bambini o ai malati; prevale il contatto, e non perché noi indirizziamo la comunicazione verso questi gesti dal grande impatto visivo, ma perché lui si dona così alla gente e dunque la ripresa, che deve essere sempre trasparente, non fa altro che cogliere e riportare questa realtà».

Come è arrivato a fare regia?

«Ho iniziato questo lavoro che ero molto giovane, non avevo fatto scuole specifiche di regia o di ripresa video e come tanti ho iniziato dal basso: stendevo i cavi, montavo le telecamere… un giorno me ne sono trovata una in spalla a seguire Giovanni Paolo II. La mia fortuna, oltre all’entusiasmo e alla passione per il mondo delle immagini,  è stata quella di avere avuto dei grandi maestri, ai quali devo tanto: Alberto Pandolfi, Josip Duiella, Stefano D’Agostini, oggi coordinatore di Vatican Media, e Renzo Alocci. Con Francesco la ripresa e la regia hanno bisogno oltre che di tecnica, di grande sensibilità. Serve un occhio che guardi come lui stesso guarda la gente, che assecondi i suoi slanci, che sia pronto a anticipare i suoi fuori-programma. Una ripresa composta e libera al tempo stesso».

Un’ultima battuta, com’è il Papa con voi?

«Un padre amorevole. Ci saluta chiamandoci per nome. A me spesso chiede come sta mio figlio Samuele, a volte si preoccupa perché teme di farci stancare troppo… Lavoriamo al suo fianco ogni giorno, è normale che si crei un rapporto di familiarità e di fiducia». 

di Cecilia Seppia

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