Cosa pensa papa Francesco di chi si lamenta

20 luglio 2017 News

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Credit Osservatore Romano

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Come vi abbiamo appena raccontato, papa Francesco ha voluto appendere un cartello sulla parte della sua stanza a Casa Santa Marta in cui invita i suoi ospiti e non solo a lamentarsi. Un problema che in questi anni ha dimostrato di sentire particolarmente caro, perché secondo lui non è un atteggiamento da cristiano quello di abbandonarsi alle lamentele senza reagire. Abbiamo così raccolto alcune delle sue frasi più belle in cui ci insegna perché è importante non scegliere la via “facile” della lamentela, ma quanto piuttosto, nella vita di tutti i giorni, sia sempre meglio affrontare i problemi con forza e speranza.

LAMENTELE DA TEATRO

«Tante volte passiamo per questa situazione, viviamo questa situazione. E tanta gente che soltanto pensa di finire nel niente. E lei, santa Teresa, pregava e chiedeva forza per andare avanti, nel buio. Questo si chiama avere pazienza. La nostra vita è troppo facile: le nostre lamentele sono lamentele da teatro». Messa a Santa Marta, 30 settembre 2014

IL LAMENTO DEI DISCEPOLI

«I discepoli pensarono fosse bene andarsene dalla città. Ma, poveretti parlavano sempre di quello, no? E si lamentavano. Si può dire che quello fosse un po’ il giorno delle lamentele. Cucinavano la loro vita nel succo delle loro lamentele, e andavano avanti così. Io penso tante volte che anche noi, quando succedono cose difficili, anche quando ci visita la Croce, corriamo questo pericolo di rinchiuderci nelle lamentele…». Messa a Santa Marta, 3 aprile 2013

MAI DARE LA COLPA AGLI ALTRI

«Questo si capisce dall’atteggiamento, dalle lamentele e anche sempre cercando di dare la colpa all’altro: “Ma sono gli altri che vanno prima di me, io sono un poveraccio…”. Questo è un brutto peccato, il peccato dell’accidia». Messa a Santa Marta, 28 marzo 2017

LA DEA LAMENTELA

«La “dea lamentela” è un inganno: ti fa prendere la strada sbagliata. Quando tutto sembra fermo e stagnante, quando i problemi personali ci inquietano, i disagi sociali non trovano le dovute risposte, non è buono darsi per vinti». Incontro con i giovani a Cagliari, 22 settembre 2013

LE SFIDE FANNO CRESCERE

«Non dobbiamo temere le sfide. Quante volte si sentono delle lamentele: “Ah, quest’epoca, ci sono tante sfide, e siamo tristi…”. No. Non avere timore. Le sfide si devono prendere come il bue, per le corna. Non temere le sfide. Ed è bene che ci siano, le sfide. È bene, perché ci fanno crescere». Incontro al Duomo di Milano, 25 marzo 2017

CHI SI LAMENTA NON VUOLE LAVORARE

«È facile accusare sempre gli altri, per le mancanze dei superiori, per le condizioni ecclesiastiche o sociali, per le scarse possibilità… Ma il consacrato è colui che, con l’unzione dello Spirito Santo, trasforma ogni ostacolo in opportunità, e non ogni difficoltà in scusa! Chi si lamenta sempre è in realtà uno che non vuole lavorare. Per questo il Signore rivolgendosi ai Pastori disse: “Rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche”». Incontro con il clero a Il Cairo,  29 aprile 2017

L’ESEMPIO DI DIO

«Nella Bibbia vediamo che Dio stesso deve usare misericordia per sopportare le lamentele del suo popolo. Per esempio nel libro dell’Esodo il popolo risulta davvero insopportabile: prima piange perché è schiavo in Egitto, e Dio lo libera; poi, nel deserto, si lamenta perché non c’è da mangiare, e Dio manda le quaglie e la manna, ma nonostante questo le lamentele non cessano. Mosè faceva da mediatore tra Dio e il popolo, e anche lui qualche volta sarà risultato molesto per il Signore. Ma Dio ha avuto pazienza e così ha insegnato a Mosè e al popolo anche questa dimensione essenziale della fede». Udienza generale,  16 novembre 2016 

IL BUON CRISTIANO

«Quando vengono le difficoltà, anche arrivano tante tentazioni. Per esempio il lamento: “Ma guarda quel che mi viene’”… un lamento. E un cristiano che continuamente si lamenta, tralascia di essere un buon cristiano: è il signore o la signora lamentela, no? Perché sempre si lamenta di tutto, no?». Messa a Santa Marta, 7 maggio 2013

di Matteo Valsecchi

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