Concerto per i poveri: la voce del coro

9 maggio 2015 Foto e video story

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(credits: Getty Images)

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Monsignor Marco Frisina, prete romano, ma soprattutto fondatore e direttore del Coro della Diocesi di Roma, ha trascorso buona parte della sua vita al fianco di san Giovanni Paolo II, che incoraggiò la nascita del coro e l’animazione delle liturgie come strumento di evangelizzazione, così come la presenza della musica in molti eventi culturali.

Il prossimo 14 maggio, in occasione della Solennità dell’Ascensione del Signore, proprio monsignor Frisina e il suo coro si esibiranno al concerto presso l’Aula Paolo VI voluto da Francesco per raccogliere fondi da destinare alle opere di carità. Un evento davvero speciale, perché il Papa ha invitato in prima fila i poveri e i senzatetto romani per i quali, come sappiamo, prova un grandissimo affetto.

Il titolo del concerto è “Per i poveri con i poveri” e richiama il messaggio di Francesco che da sempre sogna una chiesa povera per i poveri. «Era importante che potessero esserci in prima fila proprio loro: i poveri, i malati, gli anziani, i rifugiatii carcerati: insomma tutti quelli che il Papa definirebbe “figli delle periferie esistenziali”.

Saranno nei posti d’onore perché loro sono giustamente le parti più importanti, le membra privilegiate del corpo di Cristo. Una scelta forte che mi ha ricordato un altro grande evento del passato».

Quale?
«La beatificazione di Madre Teresa di Calcutta che san Giovanni Paolo II celebrò nel 2003. Anche allora, papa Wojtyla, e con lui le Suore Missionarie della Carità, volle che i poveri fossero in prima fila».

Chi saranno questi speciali ospiti invitati da papa Francesco per il 14 maggio?
«Ci siamo rivolti alla comunità di Sant’Egidio, alla Caritas, ai Cavalieri di Malta, alle stesse Sorelle della Carità e a tutte le strutture caritative di Roma: ciascuno di loro porterà alcune delle persone che assistono quotidianamente.

Oltre a loro, poi, ci sarà anche un pubblico che pagherà il normale biglietto: qualche migliaio di persone si è già prenotato, anche da fuori Roma. I soldi raccolti dalla vendita, più quelli degli sponsor e delle donazioni, saranno tutti devoluti all’Elemosineria».

Come è nata l’iniziativa? 
«Quest’anno abbiamo celebrato i 30 anni del coro della Diocesi di Roma. Volevamo concludere questa celebrazione in maniera bella e pensavamo di fare un concerto nello spirito del Papa, ovvero sottolineando l’aspetto della carità per i poveri.

Attraverso l’amicizia con il teatro di Salerno e l’Orchestra Filarmonica Salernitana, tutti i musicisti (compreso il direttore dell’Orchestra Daniel Oren) hanno dato gratuitamente la propria disponibilità!

Noi immaginavamo di fare un concerto di beneficenza (sorride), invece è diventato un evento significativo, anche per sottolineare un’altra cosa importante. La musica a volte viene vista come una forma d’intrattenimento da “ricchi”: la mia esperienza mi ha insegnato che la musica è per la gente qualunque, anzi spesso per le piccole comunità parrocchiali, o per gruppi giovani, ma anche per situazioni molto diverse da quelle che immaginiamo ».

Avete avuto difficoltà nell’organizzazione?
«Quando abbiamo chiesto la disponibilità dell’Aula Paolo VI, perché sapevamo ci sarebbero state molte persone, eravamo preoccupati per il costo. Invece, per fortuna i collaboratori di papa Francesco ci hanno fatto sapere che ci avrebbero lasciato l’aula gratuitamente. Questo coinvolgimento indiretto del Pontefice ci ha sorpreso».

Che brani proporrà?
«Nella prima parte ci sarà l’opera ispirata alla Divina Commedia che scrissi nel 2007. Ho cercato di ricreare le atmosfere del testo di Dante. All’inizio tutti noi siamo nella selva oscura, ma il Signore ha per noi un progetto: arrivare fino a Dio nella ricerca dell’amore. Poi nella seconda parte ci saranno gioiosi canti pasquali. L’ultimo canto lo faremo tutti insieme, anche con il pubblico».

Cosa pensa papa Francesco della musica?
«Quando ci siamo incontrati l’anno scorso, gli ho chiesto scherzando se avesse intenzione di cantare. Lui mi ha risposto in spagnolo dicendo di essere “desafinado”, ossia senza orecchio, stonato. Allora, mi sono offerto di aiutarlo. Abbiamo scherzato molto su questo fatto! In ogni caso, apprezza molto la musica: lo si capisce da come ne parla. Non sappiamo se verrà al concerto, ma in ogni caso sarà come se ci fosse».

di Adriano Alimonti

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