Come si chiede e si concede il perdono

10 gennaio 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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La scorsa settimana papa Francesco ha dedicato l’udienza al tema del perdono e del pentimento. «Chi abbassa gli occhi con umiltà, sente posarsi su di sé lo sguardo misericordioso di Dio», ha sottolineato il Pontefice. E non solo: «Tutti siamo peccatori. Che cosa può donare il Signore a chi ha già il cuore pieno di sé, del proprio successo? Nulla, perché il presuntuoso è incapace di ricevere perdono, sazio com’è della sua presunta giustizia», ha aggiunto Francesco.

Ma anche in passato questi argomenti sono stati più volte affrontati dal Pontefice che ha spesso paragonato il peccato a una malattia. «La Parola di Dio  ci insegna a distinguere tra il peccato e il peccatore: con il peccato non bisogna scendere a compromessi, mentre i peccatori – cioè tutti noi! – siamo come dei malati, che vanno curati, e per curarli bisogna che il medico li avvicini, li visiti, li tocchi. E naturalmente il malato, per essere guarito, deve riconoscere di avere bisogno del medico!», aveva detto nell’aprile del 2016, in pieno Giubileo della Misericordia. 

È chiara la strada indicata dal Papa per ritrovare l’abbraccio e il perdono del Signore. «Il peccato rovina il cuore, rovina la vita, rovina l’anima, indebolisce, ammala, ma è la vergogna che apre la porta alla guarigione», aveva detto nell’omelia dell’ottobre scorso a Casa Santa Marta.

Vergogna è il sentimento più volte espresso dai detenuti che Francesco ha visitato nel corso degli anni. Spesso ha raccolto le lacrime di uomini pentiti che in lui hanno trovato un padre che ascolta e non un giudice che punisce. Il Papa con i suoi gesti ha reso visibile la forza della misericordia, “l’olio che sana” e che un buon confessore deve avere. Non a caso ha più volte suggerito ai padri confessori di evitare durezza, di avere comprensione per il cuore ferito dell’altro, di immergersi «nelle periferie del male e del peccato». Soprattutto i preti devono poter perdonare senza orari perché «si confessa ogni volta che te lo chiedono e se tu stai lì pregando, stai con il confessionale aperto, che è il cuore di Dio aperto. Che ogni uomo e donna che si accosti al confessionale trovi un padre, trovi un padre che lo aspetta. Che trovi il padre che perdona». 

Francesco sa bene che è facile cadere in tentazione: «Il rischio  è quello di guardare solo al nostro io, diventando ciechi, spenti e ripiegati su noi stessi, privi di gioia e privi di libertà». Riscoprire la luce di Gesù vuol dire trovare il suo perdono. «E dopo l’abbraccio del Padre, il perdono del Padre facciamo festa, nel nostro cuore, perché Lui fa festa!».

TRE SUGGERIMENTI PER UNA BUONA CONFESSIONE…

Alcuni consigli utili per accedere al Sacramento della Riconciliazione.

Prendersi il tempo necessario per un esame di coscienza, riflettere e ascoltare “la voce della coscienza” e il disagio che si avverte quando sentiamo di aver sbagliato. Non avere fretta ma aspettare il momento giusto. 

Ripassare a mente l’Atto di dolore che si recita al momento dell’assoluzione. Ripetere quel “mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho offeso te, degno di essere amato sopra ogni cosa”. 

Andare dal confessore con cuore aperto, senza aver paura di sfogarsi perché chi ascolta è abituato a farlo. È importante chiamare le cose con il loro nome, senza cercare scuse.

di Benedetta Capelli

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