Chi è il primario che cura “i poveri del Papa”

8 marzo 2018 News

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11 Morrone poveriPerché non ci racconti la storia di tuo padre…? Quando la redazione mi ha fatto questa richiesta sono rimasto in sospeso. Non sapevo da dove cominciare, perché per un figlio, il proprio padre è soprattutto un genitore. Ma Aldo Morrone, oltre a essere mio padre, è un medico e mille altre cose allo stesso tempo.

Attualmente è il direttore scientifico dell’Istituto dermatologico San Gallicano di Roma, un ospedale dove si curano le malattie della pelle e i tumori. Eppure il suo nome è sempre stato accostato ai poveri, agli immigrati, ai disperati, a tutte quelle persone che nella nostra società sono invisibili pur vivendo accanto a noi. È a loro che ha sempre voluto rivolgere il suo sguardo di uomo di scienza, cercando di guarire e ridare dignità a quelli che Papa Francesco ha definito “gli ultimi tra gli ultimi”. 

Da oltre quarant’anni si occupa di garantire la salute di chi, come gli stranieri e gli emarginati, non ha i soldi per curarsi e vive agli angoli delle nostre città. Il suo impegno prese il via in una stanzetta abbandonata dell’ospedale San Gallicano a Trastevere, dove negli anni Ottanta iniziò a visitare gratuitamente i senzatetto e gli immigrati, ma anche prostitute e anziani.

All’epoca, però, l’etichetta di medico dei poveri gli creò parecchi problemi. «Fino all’arrivo della legge Turco-Napolitano (1998) che permetteva di dare assistenza anche ai cittadini stranieri residenti in Italia, ho più volte rischiato il carcere», ricorda mio padre. «Il mio servizio era gratuito, ma ciò non mi ha impedito di essere minacciato e denunciato da chi pretendeva che non si curassero i clandestini». Ma la convinzione che la nostra salute dipenda soprattutto da quella degli altri lo ha spinto a impegnarsi direttamente nei Paesi più poveri del mondo.

Come volontario, ha svolto e continua a svolgere numerose missioni umanitarie internazionali. Dall’India si è spostato in Etiopia, dove ha aperto alcuni ospedali, fino ad arrivare in Medio Oriente e in Sud America. «Non lo faccio solo per solidarietà: per me non c’è differenza tra impegno scientifico e umano» sorride. Fedele all’idea che i pazienti occorre accoglierli ancor prima di curarli, nel 2008 ha fondato a Roma l’Istituto Nazionale per i Migranti e il contrasto della Povertà (INMP). Per alcuni anni ha diretto anche una task force di medici a Lampedusa, dove ogni anno sbarcano migliaia di migranti in fuga da guerre e povertà.

Da diversi anni, inoltre, collabora, come volontario negli ambulatori di strada e in quello del Colonnato di San Pietro, voluti dall’Elemosineria apostolica di monsignor Konrad Krajewski. Insieme agli operatori di Medicina Solidale, diretti da Lucia Ercoli, Aldo Morrone visita e conforta ogni anno centinaia di persone. «Si tratta di bambini, immigrati, italiani che non possono accedere alle cure, anziani con la pensione minima e persone senza fissa dimora che ogni giorno vanno a rovistare nei sacchi dei rifiuti quando i mercati chiudono».

di Francesco Morrone

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