Che festa per i 90 anni di Benedetto XVI

20 aprile 2017 News

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Credit Osservatore Romano

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Novanta anni sono davvero un bel traguardo di vita da raggiungere e se quel giorno coincide con la Pasqua di Resurrezione, la festa è assicurata. Domenica 16 aprile è stato il compleanno tondo di Benedetto XVI, e il “nonno” del Vaticano (come la definito Francesco) si è trovato travolto da una valanga di auguri e attestati di affetto e benevolenza da tutto il mondo.

Papa Francesco ha preferito fargli una sorpresa, presentandosi da solo al monastero Mater Ecclesiae, in un angolo del Vaticano, dove Ratzinger vive ormai da quattro anni, il mercoledì pomeriggio, prima di affrontare la lunga e impegnativa maratona del Triduo pasquale.

Non voleva che la sua visita fosse troppo sbrigativa  né troppo “pubblicizzata”… E così Bergoglio ha fatto bene i conti per poter trascorrere il giusto tempo insieme a Joseph Ratzinger, anticipando gli auguri sia per il compleanno che per le feste di Pasqua. I due hanno bevuto un succo di frutta e poi si sono intrattenuti in una lunga chiacchierata da buoni, vecchi amici che, come sappiamo, non smettono di volersi bene e di prendersi cura uno dell’altro. Domenica a pranzo, invece, dopo aver seguito in televisione la messa solenne e la benedizione Urbi et Orbi di Francesco, Benedetto XVI si è concesso un pranzo in famiglia con le Memores (le quattro suore laiche che lo assistono amorevolmente sin dai tempi del suo pontificato), con il fratello Georg, ormai 93enne, e con monsignor Georg Gänswein, il suo fedelissimo segretario. Il quale in questi giorni ha avuto anche il difficile compito di organizzare e seguire i festeggiamenti in modo che fossero graditi ma anche adeguati all’età del Papa emerito, il quale ha pur dimostrato di essere in una discreta forma fisica e ha confermato la sua eccezionale lucidità mentale. 

In realtà, la festa vera e propria per papa Benedetto XVI è stata il lunedì pomeriggio nei Giardini Vaticani.

Qui, alle 16 in punto, percorrendo in colonna i vialetti e le strade del piccolo Stato pontificio sulle note della marcia tradizionale “Mein Heimatland” (cioè, La mia patria), è arrivata fin sul piazzale antistante il Mater Ecclesiae, una delegazione dalla Baviera, con una trentina di persone, guidate dal primo ministro locale Horst Lorenz Seehofer che prima di “aprire le danze” si è fermato a colloquio nello studio del Papa emerito per circa 20 minuti. 

In mezzo ai colori e ai sapori della sua terra d’origine, Ratzinger è sembrato davvero felice e complice anche il clima mite e soleggiato di questa insolita Pasquetta è rimasto volentieri in compagnia dei suoi amici bavaresi che lo hanno sommerso di attenzioni. 

Davvero suggestivo è stato lo “Schuhplattler”, il ballo tradizionale bavarese fatto dagli uomini con indosso gilet, pantaloni corti e l’immancabile cappello piumato.
La parola, tradotta, significa letteralmente “battitore di scarpe” e la danza comprende movimenti veloci, quasi acrobatici, con salti e giri e appunto battute di mani sulle gambe e sulle suole delle scarpe. Belle anche le altre danze con la presenza femminile in abiti tradizionali che si rifanno a quelle delle locandiere medievali. Balli, ma anche musica con tanto di fisarmoniche e tromboni e un imponente “Tanti auguri!” a cappella che ha suscitato l’applauso di Ratzinger.
Dopo la musica c’è stato l’abbraccio con ciascuno dei presenti che gli hanno reso omaggiato con parole e con doni.

Tra questi una targa commemorativa per i novanta anni e tanti regali gastronomici, buoni da gustare: salumi, dolci, liquori e una cesta piena di “bretzel”. Ossia il pane tipico di certe regioni tedesche, caratteristico per i granelli di sale grosso sulla crosta e per la forma intrecciata.
Non è mancato il brindisi con l’ottima birra bavarese nel mitico “mass”, il boccale da un  litro: anche se Benedetto XVI, ne ha bevuto davvero solo un sorso. Il Papa emerito ha voluto rivolgere, poi, qualche parola di ringraziamento ai presenti e alla fine ha impartito la benedizione in latino.

In chiusura non poteva di certo mancare l’inno bavarese che Ratzinger ha cantato fermamente in piedi con spirito patriottico. Bandiere e tromboni in spalla, i membri della delegazione hanno poi lasciato il Vaticano. Papa Benedetto li ha ringraziati così: «Sono pieno di gratitudine a Dio soprattutto perché mi ha donato una così bella patria che ora voi portate da me».

di Cecilia Seppia

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