Catechismo è carità e impegno sociale

2 settembre 2014 Foto e video story

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(credits: Getty Images)

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Tra poco suonerà la campanella di apertura delle scuole. Insieme con lei, per molti bambini e ragazzi, tra gli otto e i quattordici anni, suonerà anche quella dell’ora di catechismo: sia che si tratti di prepararsi a ricevere la Prima Comunione sia che si tratti del sacramento della Confermazione (la Cresima), rappresenta un appuntamento molto importante non solo per i ragazzi, ma anche per le loro famiglie e per i catechisti impegnati, ciascuno sul proprio fronte, nel difficile compito della loro iniziazione cristiana.

Un’ora soltanto ma fondamentale…
Quante volte abbiamo sentito qualche mamma, stressata dagli innumerevoli impegni dei figli (e dalle conseguenti ore passate in macchina per accompagnarli di qua e di là) lamentarsi: «Ecco, pure il catechismo. Quest’anno ci mancava solo questo…». Purtroppo, presi dalla frenesia quotidiana, a volte non ci si rende conto che quell’ora (una sola a settimana, rispetto alle almeno trenta della scuola e le quattrocinque dedicate allo sport) rappresenta un’occasione importante per la crescita non solo dei figli, ma dell’intera famiglia. Non a caso papa Giovanni Paolo I aveva dedicato il suo libro Catechetica in briciole proprio «alla soave memoria della mia mamma, mia prima maestra di catechismo». Perché, come oggi molti sacerdoti sottolineano con forza, il primo catechismo è quello che si impara in famiglia.

Un “percorso” che dura due anni
Poi, però, c’è l’ora di catechismo, quella vera, che si svolge nelle parrocchie (e, qualche volta, nelle scuole cattoliche) e che coinvolge i bambini tra gli 8 e i 10 anni per la preparazione alla Prima Comunione (di solito dura due anni, ma può arrivare anche a tre) e i ragazzi tra i 12 e i 14 anni per la preparazione alla Cresima (anche qui la durata media è di due anni). Si tratta, come dicevamo, di un appuntamento molto importante nel loro percorso di crescita che sarebbe bene condividere almeno nei momenti più importanti: per esempio accompagnandoli o andando a riprenderli, per poter commentare con loro il contenuto della “lezione” del giorno, e andando insieme alla messa della domenica, possibilmente in quella che molte parrocchie dedicano proprio ai bambini con i sacerdoti impegnati, nell’omelia, in una sorta di lezione aggiuntiva di catechismo.

Per poter essere vicini ai propri figli in questo impegno è necessario, tuttavia, avere (almeno) qualche informazione di base. La prima, forse la più banale: che cosa vuol dire catechismo? La parola deriva dal greco e significa “istruzione orale”. In estrema sintesi si può dire che è il riassunto della dottrina di Gesù che i bambini sono chiamati a imparare in vista dell’incontro con i sacramenti e, più in generale, nel loro percorso di iniziazione cristiana, quella che l’Ufficio Catechistico Nazionale della CEI definisce “il processo globale attraverso il quale si diventa cristiani. Perché è vero che i bambini entrano a far parte della Chiesa già nel momento in cui ricevono il Battesimo, ma quello rappresenta solo il primo tassello di un lungo percorso.

In parrocchia e in famiglia
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica si legge, infatti: “Diventare cristiano richiede, fin dal tempo degli Apostoli, un cammino e una iniziazione con diverse tappe. Questo itinerario può essere percorso rapidamente o lentamente. Dovrà in ogni caso comportare alcuni elementi essenziali: l’annunzio della Parola, l’accoglienza del Vangelo che provoca una conversione, la professione di fede, il Battesimo, l’effusione dello Spirito Santo, l’accesso alla Comunione eucaristica”.

In particolare, il Battesimo dei bambini “integra le tappe preparatorie dell’iniziazione cristiana” e, “per sua stessa natura richiede un catecumenato post-battesimale”, per il “necessario sviluppo della grazia battesimale nella crescita della persona. è l’ambito proprio del catechismo”. Che sempre secondo la CEI, quando si rivolge a bambini e ragazzi, deve tenere presente alcuni elementi fondamentali come la sua dimensione comunitaria (dunque la parrocchia come “luogo privilegiato dell’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi”), la dimensione familiare (cioè la partecipazione e il coinvolgimento dei genitori, principali educatori dei figli nella fede), la formazione alla globalità della vita cristiana (che, per intendersi, non si esaurisce con la partecipazione alla messa della domenica, ma richiede, come ha più volte sottolineato papa Francesco, una vita in cui trovino spazio anche la carità e l’impegno sociale) e la necessità di un cammino fondato su più esperienze legate tra loro, come l’ascolto della parola di Dio, la preghiera, le testimonianza e l’impegno.

Messa in questo modo, l’idea del catechismo potrebbe spaventare qualche genitore, già alle prese con giornate frenetiche. In realtà, si tratta semplicemente di accompagnare i propri figli, dando loro la mano come si fa quando si esce insieme da casa, sulla strada che li condurrà a essere buoni cristiani. E, considerato l’obiettivo finale, dedicare un po’ di tempo a questo
compito non dovrebbe essere poi così gravoso. Per esempio, si possono rileggere con loro le lezioni sul libro che i bambini utilizzano durante l’ora di catechismo.

Una lezione che continua a casa…
L’Ufficio Catechistico Nazionale della Conferenza Episcopale ne ha elaborati quattro (Io sono con voi, Venite con me, Sarete miei testimoni e Vi ho chiamato amici), che compongono un progetto unitario destinato ai bambini tra i 6 e i 14 anni e che possono diventare un terreno comune sul quale incontrare i propri figli. A questo proposito, in libreria è possibile trovare anche schede interattive legate ai singoli volumi e ideate proprio per lavorare insieme. Così come si trovano decine di libri a fumetti, libri da colorare, libri pop up (quelli con le immagini che “escono” dalle pagine), tutti con l’unico obiettivo di contribuire alla crescita di nuovi buoni cristiani.

Curiosità: il catechismo e l’ora di religione 
Coloro che insegnano il catechismo sono detti catechisti. La parola, che deriva dal greco, indica appunto “colui che annuncia il Vangelo e ne fa risuonare il messaggio”. In questo senso possiamo dire che il primo catechista della storia è stato Gesù, che, sin dall’inizio della sua vita pubblica, affidò ai suoi discepoli il compito di testimoniare il messaggio che avevano ricevuto da lui. Oggi i catechisti sono, generalmente, laici (ma non mancano i religiosi, soprattutto suore), che si mettono al servizio della parrocchia per collaborare  alla formazione dei bambini e dei ragazzi che si preparano a ricevere i Sacramenti. Il compito del catechista non è quello di insegnare (anche se non manca di offrire ai giovanissimi nozioni sulla vita di Gesù), ma quello di condividere con loro l’esperienza dell’incontro con Cristo. Per essere catechisti è necessario avere ricevuto il Sacramento della Cresima ed essere chiamati a tale compito dal proprio parroco.

Qualche volta i bambini chiedono: “Io studio già religione a scuola: devo seguire anche il catechismo in parrocchia per poter fare la Prima Comunione?”. La risposta è sì, perché in realtà le due “lezioni” sono ben diverse tra loro. La materia “religione” che
s’insegna a scuola (e che è facoltativa, il ragazzo può anche scegliere di non partecipare alle lezioni) è, appunto, una materia scolastica. Pertanto il suo obiettivo è quello di offrire nozioni e spiegazioni agli alunni, a prescindere dal loro credo religioso, e non contribuire alla formazione dei cristiani. Obiettivo, quest’ultimo, che invece è proprio del catechismo, che non prevede giudizi sul profitto e mira a sviluppare un cammino di fede all’interno della comunità cristiana.

Ma il “catechismo della chiesa cattolica” è un’altra cosa
Si chiama anch’esso Catechismo, ma non è la lezione settimanale che bambini e ragazzi ricevono in parrocchia per prepararsi a ricevere la Prima Comunione o la Cresima. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, abbreviato in CCC e consegnato ai fedeli da Giovanni Paolo II l’11 ottobre 1992, è il testo ufficiale degli insegnamenti della Chiesa, con tutta la dottrina cattolica sia per la fede sia per la morale, raccolti in un volume di oltre 900 pagine. A questo, nel 2005, è stato affiancato il Compendio del Catechismo della Religione Cattolica, praticamente una sintesi del CCC, scritto da una commissione speciale istituita dallo stesso Wojtyla e presieduta dall’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Ratzinger, che, diventato papa, il 28 giugno 2005 lo ha approvato e promulgato. Sono consultabili sul sito www.vatican.va.

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