Cappella Sistina, ancora più bella dopo i lavori

9 novembre 2014 Foto e video story

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Michelangelo Buonarroti lavorò nella Cappella in due momenti. Dipinse prima la volta per volere di papa Giulio II e in seguito la parete dell’altare per volere di Clemente VII e Paolo III (credits: Getty Images)

Michelangelo Buonarroti lavorò nella Cappella in due momenti. Dipinse prima la volta per volere di papa Giulio II e in seguito la parete dell’altare per volere di Clemente VII e Paolo III (credits: Getty Images)

Sono ben sei milioni le persone che, ogni anno, visitano la Cappella Sistina, all’interno dei Musei Vaticani, e ancora di più sono quelle che hanno imparato a conoscerla attraverso le immagini che ci arrivano in televisione o sul web in occasione del conclave. È nella Sistina, infatti, che i cardinali si riuniscono per eleggere il Papa ed è sempre lì che il nuovo Pontefice celebra la sua prima messa, davanti ai prelati che lo hanno eletto. Si tratta di un luogo unico al mondo, un vero e proprio “tesoro”, in cui il genio artistico ha raggiunto vette difficilmente toccate altrove. Lo scrittore e poeta tedesco Johann Wolfgang Goethe ne rimase letteralmente folgorato e scrisse: “Senza avere visto la Cappella Sistina non è possibile formarsi un’idea apprezzabile di cosa un uomo sia in grado di ottenere”.

Tre anni di lavori sul “clima” e le luci
Da qualche giorno, i visitatori che entrano nella Sistina hanno la possibilità di godere della sua bellezza come mai accaduto in precedenza. Dopo più di tre anni di studi, progetti e lavori, infatti, è stata completata la ristrutturazione degli impianti di climatizzazione e di illuminazione. Se il primo impianto (che permetterà di regolare temperatura e umidità dell’aria, per fare “respirare” gli affreschi, a seconda delle persone presenti all’interno della Cappella: alcune centraline tengono sempre sotto controllo il numero dei visitatori, facendo le modifiche necessarie) passerà praticamente inosservato, il nuovo impianto di illuminazione permetterà di ammirare la meraviglia degli affreschi in tutto il loro splendore: «Saranno i dipinti di Michelangelo e degli altri pittori a ringraziarci per questi impianti», assicura il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci.

Per il Papa ci sono le luci di gala
In posizioni invisibili sono stati collocati settemila led, in pratica lampadine a basso consumo che illuminano al meglio ogni dettaglio di quelle opere d’arte che Giovanni Paolo II, nell’omelia della messa celebrata in occasione della fine del restauro del Giudizio Universale del 1994, definì così: “Gli affreschi che qui contempliamo ci introducono nel mondo dei contenuti della Rivelazione. Le verità della nostra fede ci parlano qui da ogni parte. Da esse il genio umano ha tratto la sua ispirazione, impegnandosi a rivestirle di forme di ineguagliabile bellezza. Il completamento dei lavori di ristrutturazione degli impianti di aerazione e illuminazione (di quest’ultimo esiste anche una versione “di gala”, riservata a occasioni speciali come le celebrazioni del Papa o il conclave) è arrivato in coincidenza con un anniversario importante: quello della morte di Michelangelo Buonarroti, avvenuta 450 anni fa, il 18 febbraio 1564.

Tanti maestri della pittura all’opera
Il geniale artista ha legato in modo indissolubile il suo nome alla Sistina grazie a due affreschi che sono capolavori assoluti: le Storie della Bibbia sulla volta (il soffitto) e il Giudizio Universale sulla parete est o dell’altare. La storia di questo luogo incredibile, però, è iniziata più di trent’anni prima del coinvolgimento di Michelangelo. Tutto ebbe inizio tra il 1477 e il 1480, quando Francesco della Rovere, papa Sisto IV (a lui deve il nome la cappella: ne parliamo in fondo all’articolo), decise di far ristrutturare l’antica Cappella Magna (cappella grande).

Per dipingere le nuove decorazioni (con le Storie di Mosè e di Cristo e i ritratti dei Pontefici) Sisto IV chiamò Pietro Perugino, Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio e Cosimo Rosselli e loro collaboratori. L’esecuzione degli affreschi durò un anno e, nello stesso periodo, furono eseguite anche opere in marmo come la transenna, la cantoria (il posto riservato ai cantori) e lo stemma pontificio sopra la porta di ingresso. Il 15 agosto 1483, Sisto IV consacrò la nuova cappella e la dedicò all’Assunta.

Ma Michelangelo fu criticatissimo
Papa Giulio II (nipote di Sisto IV) 25 anni dopo decise di modificare le decorazioni e affidò l’incarico a Michelangelo, che dipinse la volta e le lunette. Così la Sistina fu inaugurata di nuovo, con una messa solenne nel giorno di Ognissanti. Il capolavoro definitivo di Michelangelo, però, sarebbe arrivato solo in seguito. Nel 1533, infatti, anche Clemente VII de’ Medici volle mettere mano ai dipinti. Fu chiamato nuovamente Michelangelo con l’incarico di dipingere il Giudizio Universale sulla parete dell’altare. L’artista iniziò l’opera nel 1536 e la terminò nel 1541 rendendo la Cappella Sistina, come disse san Giovanni Paolo II, “il santuario della teologia del corpo umano” attraverso la traduzione in forme visibili dell’invisibile bellezza di Dio.

La Sistina, come dicevamo, è il luogo in cui si svolge il conclave.Quel luogo che – sono ancora parole di Wojtyla – “per ogni Papa racchiude il ricordo di un giorno particolare della sua vita. Proprio qui, in questo spazio sacro, si raccolgono i cardinali, aspettando la manifestazione della volontà di Cristo riguardo alla persona del successore di San Pietro”. Vale la pena di ricordare, però, che Michelangelo fu molto contestato per il suo lavoro.

Visti i tanti personaggi nudi (e alcune pose sconvenienti) nel Giudizio, alcuni cardinali l’accusarono di oscenità e immoralità. Clemente VII difese l’opera nel suo insieme, ma, alla morte dell’artista, il suo allievo Daniele da Volterra fu chiamato a ricoprire i punti delicati con veli e perizomi, che secoli dopo sarebbero stati a loro volta rimossi nei restauri. A Daniele rimarrà per sempre la fama di “censore” e, per quelle “braghe”, il soprannome di Braghettone.

Curiosità 1: Sisto iv: volle la Sistina ma non vide i capolavori
Sisto IV, Francesco della Rovere, fu papa dal 9 agosto 1471 al 12 agosto 1484. In questi 13 anni arricchì Roma di grandi opere per rafforzare il prestigio del papato. La Cappella Sistina in primo luogo, e poi, per esempio, ponte Sisto e la via Sistina (oggi Borgo Sant’Angelo), voluti per facilitare l’arrivo dei pellegrini a San Pietro per il Giubileo del 1475… Naturalmente non fu Sisto IV a chiamare Michelangelo (che nel 1484 aveva solo 9 anni…): il genio toscano sarebbe stato ingaggiato da suo nipote Giulio II, Giuliano della Rovere.

Curiosità 2: I segreti di un’opera meravigliosa, il giudizio universale di Michelangelo
Cristo è il giudice ultimo dell’umanità. Muovendosi svela le ferite della Passione. La mano sollevata assolve, quella abbassata condanna.
- La Vergine Maria gira il viso rassegnata: attende l’esito del giudizio finale.
- Due gruppi di angeli portano i simboli della Passione: la Croce e la Colonna della flagellazione.
- Nel primo “cerchio che circonda Cristo (e che non è chiuso) vi sono Apostoli, Santi, patriarchi… Sono tutti collegati.
- Un gruppo di figure femminili dall’“Antico Testamento”.
San Giovanni il Battista con il suo mantello di cammello.
- San Lorenzo con la graticola su cui fu martirizzato.
San Bartolomeo: in una mano ha la sua pelle, nell’altra il coltello che lo scuoiò.
- Molti vedono nel volto nella pelle di Bartolomeo un autoritratto di Michelangelo.
- Pietro rende le chiavi a Cristo; con lui (con il mantello rosso) c’è Paolo.
- San Biagio e santa Caterina d’Alessandria furono ridipinti perché con pose e sguardi “sconvenienti”.
Disma, il “buon ladrone” crocifisso con Gesù.
- Le trombe degli angeli svegliano i morti.
- Un dannato, simbolo della disperazione: i diavoli lo tirano verso l’inferno.
- I dannati si azzuffano fra loro, ma non sfuggiranno al destino di condanna eterna.

di Tiziana Lupi

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