Arriva la Pentecoste, compleanno della Chiesa

31 maggio 2017 Mondo di Francesco, News

tweet
Credit Osservatore Romano

Credit Osservatore Romano

Domenica prossima, il 4 giugno, la Chiesa festeggerà la solennità della Pentecoste. Non è un luogo comune dire che sarà la Chiesa a festeggiare, perché la Pentecoste segna il suo “compleanno”. Com’è possibile? Facciamo un salto indietro nel tempo…

Siamo a Gerusalemme nella primavera dell’anno 33 dopo Cristo. Sono passati 50 giorni dal festeggiamento della Pasqua ebraica, che ricorda la liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù in Egitto e l’esodo verso la Terra promessa. 

Oggi, dunque, gli ebrei festeggiano la Pentecoste, parola greca che vuol dire appunto “cinquantesimo” (sottinteso:  “giorno”). Un tempo questa era la festa dell’inizio della mietitura, della raccolta dei primi frutti; ora è definita Festa del Giorno della Legge o delle Settimane, e ricorda le Tavole della Legge date da Dio a Mosè sul monte Sinai. 

Fatto sta che tantissimi vengono in pellegrinaggio a Gerusalemme, e la città è piena di gente arrivata da Paesi vicini e lontani…

Nella casa di una certa Maria, madre del futuro evangelista Marco, sono riuniti Maria madre di Gesù, i suoi fedeli apostoli e, probabilmente, alcune donne. Con loro non c’è più Giuda, naturalmente: il posto del dodicesimo apostolo è occupato da Mattia, eletto da un gruppo di 120 discepoli. 

In questa casa oggi non si festeggia. C’è tanto dolore per aver perduto il Figlio e il Maestro, ci sono paura e attesa. Ma nel cenacolo (la stanza più grande, al primo piano, dove si cenava anche) si ricordano le parole di Gesù che ritroviamo negli Atti degli Apostoli: «Riceverete la forza dello Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della Terra».

Improvvisamente si ode un fragore di tuono e un vento impetuoso riempie la casa. E poi appaiono lingue di fuoco che si posano su ciascuno dei presenti. Sono i simboli delle teofanie, ossia delle situazioni in cui Dio che si manifesta, si rende visibile: sul monte Sinai, per esempio, il Signore chiama Mosè da un roveto ardente; e quando “va” al battesimo di Gesù nel Giordano, all’apertura dei cieli, una colomba scende sul figlio prediletto e una voce divina si compiace di lui.

Che cosa succede, allora, nel cenacolo? Gli Atti narrano che da adesso gli apostoli cominciano a parlare in tutte le lingue di chi si trova ad ascoltarli. Evidentemente sono usciti dalla casa e sono diventati il primo nucleo della Chiesa cristiana, cioè la Chiesa gerosolimitana (di Gerusalemme), per fare proseliti con l’annuncio della morte di Cristo e la proclamazione della sua Resurrezione.

Su di loro si è posato lo Spirito Santo, il consolatore per eccellenza (in greco: Paraclito), colui che assiste la Chiesa nel suo magistero e i fedeli nella conoscenza della verità. Lo Spirito Santo ha portato i suoi doni: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio.

La gente di Gerusalemme è stupita, non capisce il miracolo delle lingue. C’è chi crede che gli apostoli siano ubriachi… Nessuno ha chiaro il fatto che questa “nuova” Pentecoste cristiana è il punto di partenza della missione della Chiesa. Proprio il “plurilinguismo” indica che la prima comunità si estenderà a ogni popolo e che la Parola verrà compresa da tutti perché ha valenza universale.

di Enzo Caffarelli

TAG

,

VEDI ANCHE