Apostoli ed evangelisti, dove sono le reliquie

9 novembre 2014 Foto e video story

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Nella basilica veneziana a lui dedicata ci sono le reliquie di San Marco, giunte nell’800 dall’Egitto (credits: Getty Images)

Nella basilica veneziana a lui dedicata ci sono le reliquie di San Marco, giunte nell’800 dall’Egitto (credits: Getty Images)

Tra le reliquie cristiane più venerate ci sono quelle degli evangelisti (Matteo, Marco, Luca e Giovanni) e dei dodici apostoli di Gesù: Pietro, Giacomo, Andrea, Filippo, Tommaso, Bartolomeo, Giacomo di Alfeo, Simone, Giuda Taddeo e Mattia (che, dopo l’Ascensione di Gesù, sostituì Giuda Iscariota), oltre ai due evangelisti Matteo e Giovanni.

A Ravenna un sandalo donato da Giovanni
Dei quattro autori dei Vangeli, Giovanni è l’unico i cui resti riposerebbero, secondo la tradizione, fuori dall’Italia. Morto in tarda età e per cause naturali (gli altri apostoli furono martirizzati), l’apostolo preferito da Gesù sarebbe stato sepolto in una camera funeraria sulla collina di Ayasuluk, vicino all’antica Efeso. Lì l’imperatore Costantino fece costruire la Basilica di San Giovanni che, nonostante i terremoti e i saccheggi, continua a essere meta dei fedeli. Una leggenda racconta che un sandalo dell’evangelista, invece, sia rimasto a Ravenna (lasciato da lui stesso all’imperatrice Galla Placidia) dove oggi sorge la basilica che gli è stata dedicata.

San Marco “difeso” con la carne di maiale
Le reliquie degli altri tre evangelisti, come dicevamo, si trovano in Italia: quelle di Matteo, ritrovate in epoca longobarda, sono custodite nella cripta della cattedrale di Salerno, la città di cui è patrono;  quelle di san Luca (uno scheletro ritrovato ancora quasi del tutto integro durante analisi effettuate nel 1998) sono conservate nella basilica di Santa Giustina a Padova, dove furono portate da Costantinopoli per sottrarle alla distruzione voluta dall’imperatore Giuliano l’Apostata; quelle di Marco si trovano a Venezia, nella basilica a lui dedicata, dove arrivarono nell’Ottocento da Alessandria d’Egitto, trasportate di nascosto da due mercanti veneziani che le nascosero in una cesta con carne di maiale per proteggerle dai musulmani.

In tutta Europa i resti degli apostoli
Un po’ più articolato è il discorso sulle reliquie degli apostoli, sparse in diverse località. È il caso di san Bartolomeo, che la tradizione vuole conservato in parte a Lipari e in parte a Benevento, con frammenti anche a Roma, a Pisa e persino in Germania (la sua calotta cranica è “vantata” dalla certosa di Colonia, dal monastero di Luneburg e a Francoforte) e nella cattedrale di Canterbury. Anche i resti di sant’Andrea sarebbero conservati in diverse parti dell’Italia e dell’Europa: una parte del corpo nel duomo di Amalfi; la testa a San Pietro (posta in una teca dei quattro pilastri principali della basilica); un dito e parte del cranio a Patrasso; una mano e un braccio nella cattedrale di Sarzana; altri frammenti a Edimburgo (Scozia) e a Varsavia (Polonia).

Decisamente più lineare, invece, la situazione delle reliquie degli altri apostoli. A partire da san Pietro, il primo Papa, che è sepolto nella necropoli sotto la basilica a lui dedicata. A San Pietro in Vincoli invece, sempre a Roma, sono conservati i “vincula”, cioè le catene che avrebbero imprigionato l’apostolo nel carcere di Gerusalemme e nel carcere Mamertino a Roma. Nella basilica di San Pietro ci sono anche i resti di Giuda Taddeo e Simone lo Zelota. Ancora nella capitale, nella basilica dei Santi XII Apostoli, sono custodite le reliquie di Filippo e di Giacomo il minore, mentre il corpo di Giacomo il maggiore si trova nel santuario spagnolo di Santiago de Compostela.

I resti degli ultimi due apostoli, Tommaso e Mattia, si trovano, infine, rispettivamente a Ortona (Chieti) nella basilica di San Tommaso Apostolo, e a Padova, nella basilica di Santa Giustina, con quelli dell’evangelista Luca. Per concludere, una curiosità: secondo la tradizione, nella sacrestia della Collegiata di Santa Maria, a Visso (Macerata), sarebbe conservato uno dei trenta denari consegnati a Giuda Iscariota in cambio del tradimento di Gesù.

Curiosità: quando Paolo vi disse: “Queste sono le ossa di Pietro”
Secondo la tradizione, San Pietro fu sepolto nella nuda terra. Dopo che Costantino ebbe liberalizzato i culti religiosi, le ossa furono traslate in una sontuosa tomba in marmo; tali ossa risultarono appartenenti a un uomo robusto, sul metro e sessantacinque, tra i 60 e 70 anni d’età. Dopo molte vicissitudini, l’archeologa Margherita Guarducci nel 1965 confermò l’identificazione della tomba e delle ossa decifrando i graffiti fra cui quello in greco che venne ricostruito come “petros enì”, cioè Pietro è qui. Il 26 giugno di quell’anno papa Paolo VI affermò che le reliquie dell’apostolo Pietro erano state trovate. Il giorno successivo i resti furono racchiusi in una scatola di plexiglas sulla quale il Papa fece scrivere: «Ossa che si ritengono appartenere a San Pietro. 

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