Alla Fao il Papa ha parlato di pace e migranti

18 ottobre 2017 News

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Credit Osservatore Romano

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Papa Francesco è tornato nella sede della Fao (Roma) per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione dal titolo: “Cambiare il futuro della migrazione. Investire nella sicurezza alimentare e nello sviluppo rurale”. Il Papa è tornato a parlare di fame e migranti e ha donato all’organizzazione un’opera dal titolo “La Morte e il Pianto”. Realizzata dallo scultore trentino Luigi Prevedel, raffigura Aylan, il piccolo profugo siriano annegato nell’ottobre 2015 su una spiaggia di Bodrum (Turchia), dietro al quale è raffigurato un angelo in lacrime.

Nel suo discorso, il Papa ha ricordato la nascita dell’Organizzazione, nel 1945. «Era un periodo di grave insicurezza alimentare e di grandi spostamenti di popolazione, con milioni di persone alla ricerca di luoghi in cui poter sopravvivere alle miserie e alle avversità causate dalla guerra. Dunque, riflettere su come la sicurezza alimentare può incidere sulla mobilità umana significa ripartire dall’impegno per cui la Fao è nata». 

Con un obiettivo di tale portata, ha proseguito il Santo Padre «è in gioco la credibilità dell’intero sistema internazionale. Sappiamo che la cooperazione è sempre più condizionata da impegni parziali, che addirittura limitano ormai anche gli aiuti nelle emergenze. Eppure la morte per fame o l’abbandono della propria terra è ormai notizia quotidiana, che rischia di provocare indifferenza». 

Il Papa ha ricordato gli studi condotti anche dall’Onu che vedono nei conflitti e nei cambiamenti climatici due ostacoli alla lotta contro la fame e ha fatto una riflessione: «A che vale denunciare che a causa dei conflitti milioni di persone sono vittime della fame e della malnutrizione, se non ci si adopera efficacemente per la pace e per il disarmo?». 

Quanto ai cambiamenti climatici il Pontefice ha aggiunto che «la comunità internazionale è andata elaborando anche gli strumenti giuridici necessari, come l’Accordo di Parigi, dal quale, però, alcuni si stanno allontanando (l’allusione è agli Stati Uniti, ndr). Di certo guerre e cambiamenti climatici determinano la fame, evitiamo dunque di presentarla come una malattia incurabile».
Dobbiamo «cambiare rotta» ha detto, aggiungendo: «
È troppo pensare di introdurre nel linguaggio della cooperazione internazionale la categoria dell’amore, declinata come gratuità, parità nel trattare, solidarietà, cultura del dono, fraternità, misericordia? Queste parole esprimono il contenuto pratico del termine “umanitario”, tanto in uso nell’attività internazionale». Francesco ha chiuso il suo intervento con un invito: «Prestiamo ascolto al grido di tanti nostri fratelli emarginati ed esclusi: “Ho fame, sono forestiero, nudo, malato, rinchiuso in un campo profughi”. È una domanda di giustizia, non una supplica o un appello di emergenza. Il giogo della miseria generato dagli spostamenti tragici dei migranti può essere rimosso mediante una prevenzione fatta di progetti di sviluppo che creino lavoro e capacità di risposta alle crisi climatiche e ambientali». 

CHE COSA E’ LA FAO:

Fondata il 16 ottobre 1945 a Quebec (Canada), la Fao (è la sigla in inglese delle parole Food and Agricolture Organization, in italiano vuol dire “organizzazione per il cibo e l’agricoltura”) è una struttura delle Nazioni Unite che si occupa di incrementare nel mondo i livelli di nutrizione aumentando la produzione agricola per contribuire alla crescita economica mondiale. Dal 1951 la sede della Fao è stata trasferita da Washington a Roma in un palazzo degli Anni Trenta che è extraterritoriale, quindi viene considerato a tutti gli effetti come se fosse un’ambasciata. Oltre all’intera Unione Europea, sono membri dell’Organizzazione quasi 200 Paesi in tutto il mondo che affiancano quelli bisognosi nella lotta contro la fame. Il simbolo della Fao che vedete in alto è costituito da una spiga sotto alla quale compare la frase “Fiat panis”. Si tratta di un’esortazione e in latino vuol dire “Che ci sia pane” per tutti.

di Antonio de Felice

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