Alejandro Marmo, l’artista “salvato” da Francesco

8 dicembre 2014 Foto e video story

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(credits: Getty Images)

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C’era una volta un giovane argentino… Potrebbe cominciare così, come tutte le favole che si rispettano, la storia di Alejandro Marmo: perché quella che ha vissuto e sta vivendo (e che ha voluto raccontare a Il mio Papa) è davvero una favola. Alejandro è nato a Buenos Aires nel 1971, da padre italiano e madre greca. Nel 2001 la grave crisi argentina si abbatte sui progetti e sulle speranze di Alejandro e di tanti suoi coetanei: la vita si fa sempre più difficile e, soprattutto, senza prospettive.

E un giovane senza speranza, si sa, può prendere brutte strade: in agguato ci sono tanti pericoli, primo fra tutti la droga… È allora che, grazie ad amici comuni, Alejandro conosce il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires. E la sua vita cambia. L’arcivescovo aiuta quelli che hanno bisogno e Alejandro in quel momento ha davvero bisogno. «Grazie a quell’incontro, l’arte mi ha salvato la vita, mi ha dato l’immaginazione per uscire dalla situazione in cui ero. Il modello consumistico fa male ai poveri, soprattutto ai giovani, perché offre modelli impossibili da raggiungere», commenta Marmo.

“Papa Francesco è il mio pastore”
Alejandro condivide con il Papa il concetto di “cultura dello scarto”. Il Santo Padre si oppone con determinazione a quella barbarie che butta via anziani, malati e, in generale, chi “non serve” più; l’artista utilizza per le sue opere d’arte oggetti e materiali che la gente scarta, come ha imparato a fare sin da giovane lavorando nella ferramenta del padre. «Ho portato all’arcivescovo un progetto e a lui è piaciuto», ricorda lo scultore. «Mi ha subito sostenuto accompagnandomi nei quartieri periferici, di solito esclusi dall’arte, per costruire un dialogoPerché l’arte è questo: la cultura dell’incontro».

Col tempo, l’arcivescovo e l’artista – oggi molto quotato e con opere esposte in tutto il mondo – diventano amici e quando il primo diventa Papa non dimentica certo lo scultore argentino, che va a trovarlo spesso nella residenza di Santa Marta. «Non mi sento speciale per questo, è lui che è speciale», si schermisce Marmo. «E non sono suo amico, sarei un irresponsabile a dire una cosa del genere: lui è il mio pastore. Prima di conoscerlo ero già credente, ma la sua vicinanza mi ha regalato una fede profonda senza la quale non potrei fare niente di quello che faccio».

Uno studio nella fattoria
L’ultimo (ma solo in ordine di tempo) progetto “comune” di Alejandro MarmoBergoglio sono due sculture che l’artista ha realizzato nell’eliporto delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo e che, a breve, troveranno la loro collocazione definitiva nei Giardini dei Musei Vaticani: «In una delle ultime visite che ho fatto a papa Francesco, ho espresso il desiderio di fare qualcosa in Vaticano, che rimanesse come testimonianza, prima di tornare a lavorare nelle periferie». Detto, fatto: per Alejandro è stato allestito una sorta di studio nella fattoria di Castel Gandolfo, dove ha realizzato le due sculture utilizzando solo gli scarti di ferro delle Ville: vecchi badili, pezzi di cancelli, catene… Le due opere rappresentano il “Cristo Obrero”, il Cristo operaio, e la “Virgen de Luján”, la Vergine di Luján.

La visita a sorpresa di Papa Francesco
Sono due figure che stanno particolarmente a cuore a Francesco: la Vergine di Luján è la patrona della Repubblica Argentina, mentre il Cristo è simbolo del progetto “Simbologia de la Iglesia que Mira al Sur” (Simbologia della Chiesa che guarda al Sud), che è iniziato cinque anni fa a Buenos Aires e prevede la partecipazione di giovani con problemi di integrazione nella società, con la giustizia e con la droga, alla realizzazione delle opere d’arte. È successo anche in questa occasione: a Castel Gandolfo sono arrivati alcuni ragazzi argentini che hanno lavorato con Alejandro. E, a sorpresa, è arrivato anche papa Francesco.

Domenica 16 novembre, dopo la recita dell’Angelus, è salito sulla Ford Focus che lo ha portato, in forma privata, in quella parte di Vaticano che sta sui Castelli Romani, dove ha inaugurato e benedetto le due sculture, ha pranzato al Frantoio della fattoria e ha incontrato una quarantina di conoscenti arrivati dall’Argentina. Con Alejandro c’erano anche la moglie e i due figli, Costantino di tre anni e Maria Maddalena di sei mesi, quest’ultima battezzata proprio da Francesco.

«Quando mi dicono che con me Bergoglio ha fatto un miracolo, io rispondo che il miracolo vero è che mi sono sposato», commenta, sorridendo, lo scultore. «Ho sempre condotto una vita molto libera finché non ho incontrato Celeste. È una giornalista e ci siamo conosciuti grazie a un’intervista che è venuta a farmi. L’intervista è durata molto… Ed è finita con due figli!».

di Tiziana Lupi

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