Al Bano: “Vi racconto la mia fede”

21 luglio 2014 Foto e video story

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(credits: Getty Images)

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Al Bano e la fede. Un legame indissolubile, già messo a dura prova da quei pugni che a volte la vita può assestare, come il divorzio e la perdita improvvisa di una figlia, Ylenia, sparita a New Orleans il 6 gennaio 1994. Eppure mister Carrisi, l’uomo di Cellino San Marco (Brindisi), il cantante dai tratti forti e contadini, non è mai stato credente come oggi, quando la Chiesa viaggia sotto la guida spirituale di papa Francesco.

Al Bano, che cosa ha pensato quando Bergoglio è stato eletto?
«Che fosse arrivato un vento di rinnovamento per la Chiesa, per il cristianesimo, all’insegna delle tre esse portate da lui: semplicità, solidità e solidarietà. E ho apprezzato subito il fatto che abbia deciso di restare a vivere nella Casa Santa Marta, lontano dagli sfarzi. Era diventato Papa, ma voleva restare un gesuita».

Mediaticamente il suo arrivo è stato un tornado. Un po’ come avvenne per Giovanni Paolo II… 
«Per il quale ho cantato sette volte, ero quasi di famiglia, per così dire, e in tre occasioni c’era anche Romina. Ha vissuto fra comunismo e nazismo; per mandare i messaggi che ha dato ci voleva un uomo della sua tempra, fisica e mentale. Ancora oggi penso che la pallottola che l’ha colpito abbia fatto più danni di quanto si immaginasse all’epoca. Se avesse preso un’altra traiettoria, forse sarebbe ancora vivo. Ma, in ogni caso, anche se non c’è più, continua a esserci».

Bergoglio rispetto a lui sembra rifuggere ancora di più l’immagine della Chiesa opulenta…
«Basta vedere del resto il nome che ha scelto: Francesco. Quello del santo che predicava la povertà assoluta. E anche se la Chiesa negli anni ricca lo è diventata, la matrice è sempre quella della forte povertà. E a quella lui vuole tornare».

Si è già attivato per andare a cantare anche per lui?
«Io non faccio nulla, come non feci nulla neppure all’epoca di Giovanni Paolo II. Mi cercarono loro. Se succederà – e sono certo che succederà – so che sarà un’esperienza emozionante. Come quando vidi Wojtyla e un gruppo di disabili alla Sala Nervi del Vaticano»

Che cosa successe?
«Capii di fronte a quale figura immensa mi trovavo: lo vedevo accarezzare e toccare tutte quelle mani bloccate, rattrappite dalla malattia. Con grande amore e dedizione. Fu una serata indimenticabile». Anche lui, come Francesco, aveva poca simpatia per le guardie del corpo, la sicurezza. Riduceva i filtri tra se stesso e la gente. «Bergoglio ha iniziato a vivere a Roma e a muoversi, da Papa, come quando viveva a Buenos Aires. E anche se questo apparato di sicurezza a volte è indispensabile, come il caso di Wojtyla ha dimostrato, si può ridurlo per essere più vicini fisicamente ai fedeli. Lui l’ha capito… Anzi, più che averlo capito, lui non riesce a vivere diversamente: dipendesse da lui sono certo che andrebbe sempre a piedi o guidando l’auto da solo. Anche lui lascerà, sta già lasciando, un messaggio molto profondo».

La semplicità e la disponibilità verso il prossimo sono due tratti che vi uniscono, no?
«Infatti quando l’ho visto l’ho sentito subito come un fratello. C’era bisogno di un Papa così: se penso che qualche tempo fa mi hanno vietato di fare da testimone al battesimo del primo figlio di un amico perché ero divorziato, quando il divorzio io l’ho totalmente subito, non lo volevo, l’ho trovata una cosa così ingiusta…».

Pensa che Bergoglio farà qualcosa per cambiare le cose?
«Certo, per forza, bisogna farlo. Ma scusi, quando ci si trova vittime di un evento che non si è fatto nulla per volere, se ne devono pagare anche le conseguenze, o si aspetta come minimo la comprensione e l’aiuto dei religiosi? Io me li aspetto. Le cose sono cambiate molto rispetto al passato, e Francesco lo sa».

La separazione da Romina per lei è stata un duro colpo.
«L’ho dovuta accettare. Lei forse in quel momento non poteva farne a meno, aveva i suoi problemi, ne sentiva l’esigenza; figlia di tanti divorzi, quando si è trovata in una situazione simile non ha potuto fare altro che replicare, istintivamente, lo stesso schema. Ma non gliene faccio una colpa».

Lì la sua fede ha vacillato?
«Ci sono stati alcuni momenti nella mia vita in cui si è indebolita, sicuramente con lo zampino di Satana; altri in cui pensavo di tirare un po’ più i remi in barca con la carriera e lo spettacolo, per godermi di più la famiglia e i figli. Godermeli nel bene e nel male, intendo. Quando ti capitano alcune tragedie come quelle che hanno toccato me, o perdi la fede completamente, oppure la ritrovi poi più forte di prima»

Lei come ha fatto a ritrovarla?
«Mi sono interrogato su tutto, e alla domanda: “Perché proprio a me?”, alla fine ho risposto: il dolore colpisce tutti, perché non dovrebbe succedere anche a te? Si barcolla e poi ci si rialza. Mi sono rialzato, ma ho vissuto anch’io momenti molto difficili».

Nel suo repertorio e nel suo ultimo, doppio, album, «I capolavori di papà Al Bano», ci sono brani intrisi di spiritualità?
«Questo cd contiene “Un pugno nell’anima” per esempio. Ma ho inciso anche un brano come “Io ti cerco”, ovvero la ricerca di Dio attraverso i punti cardinali, o “Un sasso nel cuore».

Pensa di essere un buon cristiano?
«Non penso, so di esserlo. E a differenza di quando pensavo che fosse giusto non dirlo per non strumentalizzare la cosa, oggi credo che vada detto. Propagandarlo. Come fanno altri. Con tutto il rispetto per i musulmani, che da noi vogliono le moschee e nelle loro terre si ammazzano anche fra loro, sarebbe giusto che si aprissero anche a noi. Perché in definitiva Dio è uno solo ed è per tutti».

Il dramma di Ylenia Carrisi
Ylenia Carrisi, la figlia di Al Bano e Romina Power, è scomparsa a New Orleans il 6 gennaio 1994 quando aveva poco più di 23 anni. Romina Power ha sempre sostenuto che Ylenia è ancora viva e che, rapita e drogata, fosse stata fatta entrare in un giro sporco simile alla tratta delle schiave bianche. Mentre Al Bano, già nel 2005 e come riportato nel libro autobiografico È la mia vita, si è dichiarato convinto del racconto di un testimone che aveva dichiarato di aver visto, la notte della scomparsa di Ylenia, una donna bionda tuffarsi e scomparire nelle acque del Mississippi.

di Franco Bagnasco

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