Abu Mazen e Peres. Aspettando l’incontro con Francesco

5 giugno 2014 Foto e video story

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L’incontro tra il presidente d'Israele e quello dell'Autorità nazionale palestinese dovrebbe svolgersi a Casa Santa Marta (credits: Getty Images)

L’incontro tra il presidente d’Israele e quello dell’Autorità nazionale palestinese dovrebbe svolgersi a Casa Santa Marta (credits: Getty Images)

 

L’invito lanciato da Francesco in Terra Santa è stato accettato. Domenica 8 giugno, nel pomeriggio, a “casa” del Santo Padre in Vaticano s’incontreranno Shimon Peres, presidente d’Israele, e Mahmud Abbas (Abu Mazen), presidente dell’Autorità nazionale palestinese. Pregheranno per la pace: un gesto di spiritualità per aiutare la diplomazia a risolvere la questione sanguinosa e ormai antica della coesistenza in Medio Oriente. Vediamo in modo sommario i contorni di questa drammatica questione.

Israele, Stato ebraico (il 75 per cento della popolazione è ebrea), è grande circa lo 0,20 per cento rispetto all’insieme dei Paesi arabi, musulmani. Questi due “mondi” si combattono dal 1948, quando Israele proclamò l’indipendenza dopo una risoluzione delle Nazioni Unite (l’Onu) del novembre 1947. La risoluzione terminava l’amministrazione britannica partita nel 1920 su un territorio che, dal 1517, era stato una porzione dell’impero turco-ottomano.

Prima del ’48, insomma, in Terra Santa non c’erano Stati indipendenti. C’erano già focolai di indipendentismo arabo e l’impegno dei sionisti, che dall’Ottocento agevolavano il ritorno degli ebrei in questa terra acquistando, per esempio, vasti terreni. Dopo la Seconda guerra mondiale, l’Onu prese una decisione, criticata subito da diversi soggetti ebraici e arabi. La Palestina (nome usato dagli amministratori britannici) veniva divisa in tre parti: uno Stato ebraico, uno Stato arabo diviso in tre zone non collegate, e Gerusalemme come entità sovranazionale.

L’annuncio precipitò il territorio nella violenza. Il 14 maggio 1948 Israele si proclamò indipendente: il giorno dopo le truppe britanniche lasciarono il territorio e Israele venne attaccato da Egitto, Siria, Libano, Irak e Transgiordania (l’attuale Giordania). Il conflitto durò circa un anno, Israele ne uscì “vivo” e in sostanza indipendente, ma nella zona non ci sarebbe più stata una vera pace.

di Enrico Casarini

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