A tavola con il Papa a Casa Santa Marta

30 novembre 2017 News

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Credit Osservatore Romano

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Il Papa lo disse fin da subito motivando la scelta di stare a Santa Marta anziché nello storico appartamento al terzo piano del Palazzo Apostolico: «Non posso vivere da solo, non mi farebbe bene… È il mio carattere». La sua dimensione naturale è quella di una comunità con cui condividere i giorni, i momenti, fatti di cose semplici, di atteggiamenti umanissimi, che destano però ancora grande stupore. Per lo stesso motivo Francesco non pranza mai da solo, chiuso nella sua stanza, ma, finiti i suoi impegni, scende nel ristorante della Casa in cui, come sappiamo, vivono anche alcuni cardinali. Il pranzo per Bergoglio è un momento importante, di grande convivialità, dove il dialogo anche su questioni serie viene affrontato con più leggerezza e disponibilità. 

A tavola c’è posto per l’ironia, le battute umoristiche e anche il semplice gesto di dividere un pezzo di pane o di versare l’acqua al vicino unisce, rende fratelli. In genere il pranzo del Pontefice a Santa Marta è fissato per le 13, ma non di rado slitta alle 13.30 a causa di un’udienza che si prolunga o di un colloquio durato più del solito. In ogni caso, qualcuno vicino al Papa, spesso il suo assistente Sandro Mariotti, ha il compito di comunicare tempestivamente alle suore e ai cuochi eventuali spostamenti di orario. La cena, invece, è fissata per le 20. Nel refettorio dell’albergo, ci sono diversi tavoli, tondi, rettangolari, quadrati e il Papa non ha un suo posto fisso. La tavolata viene infatti scelta e preparata a seconda del numero degli ospiti di Bergoglio. A volte è lunghissima, come quando il 22 giugno del 2015 Francesco ha accolto in Vaticano 28 suoi lontani parenti piemontesi e ha pranzato con loro, mangiando lingua in salmì e polipo. Altre volte è più raccolta, come il 7 novembre scorso per il pranzo con il Grande Imam della moschea egiziana di Al-Azhar. 

Molti cardinali, sacerdoti e rappresentanti di altre religioni si sono seduti qui con lui. Tra i commensali illustri ci sono stati anche capi di Stato, cardinali come Luis Antonio Tagle, Gianfranco Ravasi, il brasiliano Hummes, l’honduregno Maradiaga, il cardinale Nunzio in Siria, Mario Zenari; poi alcuni vescovi come monsignor Galantino segretario della CEI e Giancarlo Perego, il cosiddetto “vescovo dei migranti”. Ci sono anche giornate senza ospiti illustri. E allora i compagni di tavola del Papa diventano gli “inquilini” di Santa Marta, i suoi segretari, come monsignor Fabian Pedacchio. Nel ristorante di Santa Marta di solito viene allestito un buffet di antipasti o di dolci, le altre portate vengono invece servite direttamente al tavolo dopo le ordinazioni prese dal cameriere, anche se il menù del giorno non è mai troppo vario. In ogni caso, che siano autorità o “amici” suoi, Bergoglio a tavola non cambia stile e non segue nessuna etichetta se non quella della cordialità. Da quando è stato eletto Papa, alla sua tavola ha ospitato tutti: i 21 profughi siriani provenienti da Lesbo, i senzatetto che vivono intorno a San Pietro nel giorno del suo compleanno, i poveri e alcune famiglie in difficoltà. 

A tavola il Papa sorride, ascolta i suoi interlocutori, chiede se il cibo è di loro gradimento e spesso fa anche i complimenti ai cuochi. Francesco conosce perfettamente le regole del galateo e le mette in pratica in ogni circostanza ma, questa è la sua specialità, a tavola condisce tutto, indipendentemente dagli ospiti, con il sorriso e con l’affabilità che gli sono proprie. 

di Cecilia Seppia

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