Tommaso: “Sono stato uno dei chierichetti del Papa”

17 agosto 2017 News

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Credit Osservatore Romano

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Tommaso Polvara ha 13 anni e ha fatto il chierichetto nella basilica di San Pietro. Il chierichetto per il Papa. Un anno fa ha deciso di lasciare la famiglia (padre, madre, un fratello più piccolo e due sorelline) per trasferirsi addirittura in Vaticano. Lui viene da Ballabio, un paesino della Valsassina in provincia di Lecco. L’estate scorsa ha passato una ventina di giorni nell’istituto Pio X dell’Opera don Folci, una istituzione vaticana che cerca di coltivare le vocazioni sacerdotali nei ragazzi e si occupa della gestione dei ministranti della basilica. Quello frequentato da Tommaso è una sorta di campus estivo al quale possono accedere i chierichetti di tutte le diocesi.  

Poi, a settembre Tommaso ha deciso, insieme alla famiglia, di tornare a Roma. È diventato… cittadino vaticano per tutto l’anno scolastico e ha potuto servire messa nella basilica. Anche quando a officiare la cerimonia c’era papa Francesco.  «La prima volta» ha raccontato Tommaso a Il mio Papa «che ho incontrato Francesco ero molto emozionato.  È una grandissima persona, amichevole. Era serio quando il suo ruolo lo richiedeva, ma in sacrestia, prima e dopo la messa sorrideva sempre. Qualche volta ho scambiato alcune parole con lui. Spesso, il Papa mi chiedeva come stavo e io rispondevo col batticuore “bene, bene” e diventavo tutto rosso per l’emozione». 

Numerose sono state le occasioni in cui Tommaso ha potuto incontrare il Papa: quando ha celebrato i battesimi o le esequie dei cardinali. Dice il giovane: «Ai funerali portavo il pastorale (in realtà sarebbe la ferula, il bastone del Pontefice, ndr) o la mitra (il copricapo, ndr) mentre ai battesimi il mio compito era quello di portare la navicella del turibolo (il piccolo vaso in cui viene conservata la scorta di incenso da aggiungere al momento opportuno nell’incensiere o turibolo, ndr). Entravamo in sacrestia con lui e alla fine della cerimonia gli stringevo la mano».

Durante la settimana, le giornate per i ministranti di San Pietro cominciavano molto presto perché i riti nella basilica iniziavano alle 7 di mattina. «Verso le 8» racconta ancora Tommaso «un pulmino ci portava a scuola, all’istituto pontificio Sant’Apollinare, che è proprio vicino al Vaticano ed è frequentato da molti ragazzi che fanno le scuole medie o le superiori. Entravamo un quarto d’ora dopo, ma avevamo un permesso speciale… Nel pomeriggio si rientrava con lo stesso pulmino a Palazzo San Carlo, dove stavamo noi ragazzi, che è proprio accanto a Casa Santa Marta ed è la sede del preseminario». 

I chierichetti della basilica fanno i compiti come tutti i loro compagni di scuola, ma hanno a disposizione anche un campetto dove possono giocare a calcio. «Io sono tifoso dell’Inter» ci ha spiegato Tommaso «e mi piace molto giocare a pallone. Poi  nel preseminario c’è anche una sala dei giochi con una tv e un tavolo da biliardo. Il sabato e la domenica il pulmino dell’istituto ci portava in giro per Roma o a fare delle gite fuori porta. Siamo andati anche ad Amatrice per un ritiro spirituale nelle zone terremotate, e siamo stati alla deposizione della corona d’alloro all’Altare della Patria per la Festa della Repubblica».

«Questa esperienza ha insegnato a Tommaso a essere più autonomo. In un anno è tornato a casa soltanto per il suo compleanno, a Pasqua e a Natale. Io sono andato una volta a Roma per un paio di giorni anche per parlare con i suoi insegnanti. Mia moglie, invece, è stata in Vaticano con una delegazione di ragazzi della Diocesi e ha potuto vederlo» ci ha raccontato il padre Carlo. 

«All’inizio» ha confermato Tommaso «è stata dura perché la mia famiglia mi mancava. Poi ho fatto amicizia con gli altri ragazzi. Il preseminario è come una grande famiglia, una seconda famiglia. Tutti ti accolgono in modo molto bello, specie i ragazzi più grandi che sono lì da qualche anno e cercano sempre di aiutarti».

E se l’obiettivo dell’Opera don Folci è coltivare le qualità dei ragazzi che possono poi diventare sacerdoti, il fatto di stare in preseminario e avere la possibilità di servire messa in San Pietro non comporta alcun impegno. 

«Mi è piaciuto» spiega Tommaso «conoscere gente proveniente da diverse parti del mondo, ma per ora non credo di voler  fare il prete da grande. Il mio desiderio è quello di diventare architetto. Comincerò a frequentare una scuola tecnica, quella dove insegna mio padre, che organizza anche varie esperienze in aziende della mia zona».

Nel frattempo l’esperienza di Tommaso ha fatto scuola. Due ragazzi del suo stesso paese hanno deciso di fare il servizio alla basilica vaticana per 20 giorni quest’estate. Nessuno di loro ha servito messa con Francesco, ma l’hanno incontrato davanti a Casa Santa Marta e si sono fermati per chiacchierare qualche minuto con lui e per farsi fotografare insieme. «Restare nove mesi è molto diverso da fare solo 20 giorni» ci ha spiegato con orgoglio Tommaso. «Bisogna avere del coraggio per lasciare i propri genitori e la propria casa. Il coraggio di scegliere. L’ho fatto e questa esperienza mi ha avvicinato molto alla Chiesa e a Gesù».

di Franco Oppedisano

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