2017: il primo pensiero del Papa è per le mamme

9 gennaio 2017 News, Parole e pensieri

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Credit Osservatore Romano

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Dopo avere guardato per giorni all’umile mangiatoia nella quale il Figlio di Dio è venuto al mondo, è arrivato il momento di volgere lo sguardo verso la donna che ha generato quel Bambino. L’esortazione è arrivata da papa Francesco, che alla Vergine Maria ha dedicato l’omelia della sua prima messa dell’anno, celebrata, domenica 1° gennaio nella solennità di Maria Santissima Madre di Dio.

Maria è la madre per antonomasia e, per il Pontefice, dove c’è una madre c’è tenerezza: «Maria, con la sua maternità, ci mostra che l’umiltà e la tenerezza non sono virtù dei deboli ma dei forti.

Celebrare la maternità di Maria come madre di Dio e madre nostra all’inizio di un anno significa ricordare una certezza che accompagnerà i nostri giorni: siamo un popolo con una madre, non siamo orfani». E qui papa Bergoglio ha rievocato una delle sue immagini preferite: la “orfanezza spirituale”. 

Nelle parole del Papa, il disastro causato da questa condizione è tremendo: «È un cancro che silenziosamente logora e degrada l’anima. Ci degradiamo a poco a poco, dal momento che nessuno ci appartiene e noi non apparteniamo a nessuno. La mancanza di contatto fisico (e non virtuale) va cauterizzando i nostri cuori, facendo perdere la capacità della tenerezza e dello stupore, della pietà e della compassione…

Ci fa perdere la memoria del valore del gioco, del canto, del riso, del riposo, della gratuità. Celebrare la festa della Santa Madre di Dio ci fa spuntare di nuovo sul viso il sorriso di sentirci popolo, di sentire che ci apparteniamo; di sapere che solo dentro una comunità, una famiglia, le persone possono trovare il calore che permette di imparare a crescere umanamente e non come semplici oggetti invitati a “consumare ed essere consumati”».

Le madri dunque, nelle parole di Francesco, hanno un compito supremo: «Sono l’antidoto più forte contro le nostre tendenze individualistiche ed egoistiche, contro le nostre chiusure e apatie. Una società senza madri sarebbe non soltanto una società fredda, ma una società che ha perduto il cuore, che ha perduto il “sapore di famiglia”».

E a proposito di dedizione e speranza, Francesco ha ricordato  tante “madri coraggio” che ha incontrato e dalle quali ha detto di avere imparato molto: «Quelle che, avendo i figli in carcere o prostrati in ospedale o soggiogati dalla droga, col freddo e il caldo, con la pioggia e la siccità, non si arrendono e continuano a lottare per dare loro il meglio. O quelle madri che, nei campi-profughi, o addirittura in mezzo alla guerra, riescono ad abbracciare e a sostenere senza vacillare la sofferenza dei loro figli. Madri che danno la vita perché nessuno dei figli si perda».

di Tiziana Lupi

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